Un re allo sbando: quando la satira incrocia la realtà

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Presentato in concorso nella sezione Orizzonti del  Festival di Venezia 2016, arriva, per la prima volta in tv, Un re allo sbando” firmato dalla coppia di registi, Jessica Woodworth e Peter Brosens. Realizzato seguendo la formula del mockumentary  – ovvero il falso documentarioi n stile The Office  – il film segue le disavventure del re del Belgio Nicolas III e del suo entourage, a loro volta ripresi costantemente dalla telecamera di un regista britannico, Duncan Lloyd, cui è stato chiesto di realizzare un film sulla figura del regnante. L’appuntamento è per giovedì 12 settembre alle 21.15 su Sky Cinema Due

Quando presentò alla stampa il suo ultimo film nel 2016, ovvero Un re allo sbando, la regista Jessica Woodworth affermava che “Il Belgio vive un periodo molto triste, con la presenza degli estremisti. L''Europa e il mondo sembrano allo sbando ed entriamo in una fase molto pericolosa, soprattutto con Trump che è una disgrazia, perché non merita il posto che ha. Io sono americana ma non ho votato per lui. Di fronte a questa crisi mondiale, non bisogna arrendersi, è il momento di fare satira".

Ed è proprio la satira al centro di questa pellicola, firmata dalla stessa Jessica Woodworth insieme a Peter Brosens, ( la commedia fu presentata in concorso nella sezione Orizzonti del Festival di Venezia 2016) che Sky Cinema Due manda in onda, per la prima volta in tv, giovedì 12 settembre alle 21.15.

Realizzato seguendo la formula del mockumentary – ovvero il falso documentario in stile The Office – il film segue le disavventure del re del Belgio Nicolas III (Peter Van Den Begin), re del Belgio in crisi d’identità e oppresso dal protocollo, che durante una visita di Stato in Turchia, viene a sapere che il suo Paese è entrato in crisi perché' la Vallonia ha appena chiesto l'indipendenza. Visto che un'improvvisa tempesta solare ha bloccato i voli e le comunicazioni, l'unico modo che il monarca trova per tornare a casa è imbarcarsi con il suo seguito e il regista inglese (Pieter Van Der Houwen) che sta girando un documentario su di lui, in un folle viaggio attraverso l'Europa. Tra un mezzo di fortuna e l''altro (autobus, pullmini scassati e anche una carretta del mare, come i profughi) passano per Bulgaria, Serbia, Montenegro, Albania, trovando l'aiuto, fra gli altri, del gruppo folk femminile delle Sirene del mar nero, i mascherati kukeri, un gruppo di ciechi e un ex cecchino serbo. Un percorso tragicomico per il re, e non solo, di scoperte personali e sul rapporto con la vita reale.

Come si comprende dalla trama, ci troviamo di fronte ad un lavoro sul filo del surreale. I due registi (che nascono come documentaristi) si misurano con un on the road turco-balcanico al cui centro mettono un re che non intendono esporre alla berlina, preferendo andarne a leggere, anche nelle situazioni più comiche o grottesche, la solitudine di essere umano e di esponente politico. Tutto questo senza dimenticare la realtà politica da cui il film pare trarre ispirazione. Infatti il Belgio è stato al centro dell’attenzione mondiale per gli attentati dell’Isis e per 541 giorni, dopo le elezioni del 2010 Bruxelles non ha avuto un governo. Anche questo può diventare materia per fare un ottimo film tutto da gustare.