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Ryugu, gli scatti di Mascot svelano le caratteristiche delle sue rocce

Scienze
Immagine di archivio (Ansa)

Sulla rivista Science, i ricercatori del Dlr hanno descritto l’origine e la composizione delle formazioni rocciose fotografate dal lander, mettendo in evidenza le somiglianze con le condriti carbonacee, delle meteoriti complesse che contengono composti organici 

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Il 3 ottobre 2018, la sonda spaziale Hayabusa 2 della Jaxa, l’agenzia spaziale giapponese, ha calato sulla superficie dell’asteroide 162173 Ryugu il lander Mascot, realizzato da Dlr (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt) in collaborazione con Cnes (Centre national d'études spatiales). Grazie alle immagini scattate dal veicolo spaziale, il gruppo di ricercatori coordinato da Ralf Jaumann, studioso del Dlr, ha potuto raccogliere dei preziosi indizi sulla composizione e l’origine delle rocce presenti sulla superficie del corpo celeste, le quali presentano notevoli similitudini con le condriti carbonacee, delle meteoriti primitive piuttosto complesse che contengono composti organici. Il legame tra Ryugu e questa classe di meteoriti è stato descritto dagli esperti in uno studio pubblicato da poco sulle pagine della rivista specializzata Science. I risultati della ricerca supportano le teorie che sostengono che l’asteroide si sia formato in seguito a un evento catastrofico.

Gli scatti del lander Mascot

Il lander Mascot ha immortalato Ryugu durante la discesa che l’ha portato sul corpo celeste. Gli scatti hanno permesso a Ralf Jaumann di ricostruire la traiettoria del veicolo spaziale, il quale è sceso lentamente ed è rimbalzato sulla superficie dell’asteroide prima di assestarsi. Le altre fotografie inviate dal lander hanno consentito ai ricercatori di scoprire la presenza su Ryugu di rocce e massi appartenenti a due categorie ben distinte: alcuni scuri e ruvidi, altri luminosi e lisci. Queste formazioni sono distribuite in modo quasi uniforme sulla superficie del corpo celeste: una caratteristica che ben si sposa con l’ipotesi secondo la quale Ryugu si sia formato dalle macerie prodotte in seguito a un impatto avvenuto sul corpo genitore, che si sono successivamente riaggregate. Le inclusioni colorate individuabili in molte delle rocce sono simili a quelle presenti nelle condriti carbonacee e potrebbero indicare la presenza di olivina, un minerale appartenente ai neosilicati. I ricercatori sono rimasti colpiti dall’assenza di particelle fini o polvere sulla superficie di Ryugu: è possibile che siano regolarmente rimosse da un meccanismo fisico che non è ancora stato identificato.