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Con l'argilla si possono ricostruire i vasi sanguigni

Salute e Benessere
Immagine di archivio (Getty Images)

Un nuovo materiale potrebbe favorire l’angiogenesi, aiutando l’organismo a curare le ferite e ricostruire i tessuti danneggiati: lo dice una ricerca 

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La formazione di nuovi vasi sanguigni, a partire da altri già esistenti, nota anche come angiogenesi, è di fondamentale importanza in molti processi fisiologici, quali la normale crescita del tessuto, lo sviluppo embrionale e la cicatrizzazione delle ferite. I ricercatori della Texas A&M University sono riusciti a sviluppare una tecnologia basata sull'argilla per fornire proteine al corpo, aiutandolo così nella formazione dei vasi sanguigni.

I nanosilicati forniscono proteine all’organismo

Il team è guidato dai membri del Nanomaterials Inspired e Tissue Engineering Lab del dipartimento di Ingegneria Biomedica. Il ritrovato a base di argilla è formato da nanosilicati, i quali procurano un numero maggiore di proteine specializzate per stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni. Il materiale è studiato in modo che l’aumento dei fattori di crescita sia controllato, prevenendo l’eventuale aumento anomalo dei vasi sanguigni e dell’attività delle cellule circostanti.

Il rilascio dei fattori di crescita non deve essere immediato

La ricerca, spiegano gli studiosi che hanno contribuito allo studio, potrebbe avere un impatto molto significativo per coloro che hanno urgente bisogno di avviare il processo di angiogenesi per curare le ferite o guarire gli impianti tissutali. “Le nanoparticelle di questo tipo di argilla svolgono il ruolo di piccoli magneti, trattenendo i fattori di crescita dentro gli idrogel polimerici e rilasciandoli in modo molto lento”, spiega Akhilesh K. Gaharwar, professore di ingegneria biomedica e autore dello studio. L’emissione prolungata di quantità di fattori di crescita che risultino fisiologicamente rilevanti è fondamentale per evitare complicazioni come per esempio lo sviluppo troppo repentino del tessuto da curare. Il rilascio deve essere dilatato nel tempo e non immediato”. Il lavoro svolto dagli scienziati è stato recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Advanced Biosystems ed è finanziato dalla Divisione di Chimica, Bioingegneria, Sistemi ambientali e di trasporto dell'Istituto Nazionale di Scienze, dall'Istituto Nazionale di Immagini Biomediche e Bioingegneria del National Institutes of Health e dalla National Science Foundation.