Il presidente della Repubblica è intervenuto con un messaggio alla Comunità di Sant'Egidio, in occasione dell'incontro internazionale per la pace ad Assisi
"Gettare i semi della pace, sconfiggere i pregiudizi, ricostruire diritto, equità, libertà dove sono stati calpestati è opera che, certamente, riguarda i governi e le istituzioni, ma nessuno è dispensato dal compiere la propria parte. Ciascuna donna, ciascun uomo può mettere in campo la propria passione, esercitare la propria responsabilità, per rendere possibili tratti di un mondo in pace". Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio alla Comunità di Sant'Egidio in occasione dell'incontro internazionale per la pace ad Assisi. "Avvertiamo le ferite profonde recate all'umanità in guerre come in Ucraina, in conflitti come a Gaza, in Palestina, così come negli altri luoghi in cui comunità e popoli invocano pace senza che le loro voci neppure arrivino a noi – ha proseguito Mattarella -. Abbiamo bisogno che l'inviolabilità della dignità umana torni a essere misura della politica e dei comportamenti degli Stati, e base di un diritto internazionale nuovamente riconosciuto e rispettato".
"Non si può uccidere in nome della religione"
Mattarella ha poi parlato del ruolo delle religioni nella costruzione del dialogo: "Abbiamo bisogno di riconciliazione, di pace, di cooperazione", ha detto. "La forza delle religioni è importante. Possono osare, con il coraggio che viene dalle Fedi, dalla dimensione spirituale che alimenta la cultura, il pensiero, il cammino, l'azione. Sono l'esempio di come il dialogo, il rispetto della diversità, la solidarietà fanno crescere fiducia e alimentano coesione e sicurezza. L'inerzia è ingiustificabile". E ancora: "Ricorrono quarant'anni dall'Incontro di amicizia e di preghiera che Giovanni Paolo II promosse ad Assisi, la città di san Francesco. Leader religiosi provenienti da tutto il mondo si trovarono insieme per dare testimonianza alla pace e alla fraternità, per ribadire che non si può uccidere, non si può sfruttare, non si può sottomettere in nome di Dio. Quello di Assisi fu un evento profetico. La Comunità di Sant'Egidio si è fatta animatrice di incontri internazionali che, anno dopo anno, hanno inteso ravvivare lo 'spirito di Assisi' mentre le guerre, le diseguaglianze, le volontà di potenza e dominio facevano sentire sempre più il loro peso oppressivo sul corso della storia. Siamo riconoscenti per questo prezioso impegno. Oggi, con il ritorno ad Assisi a ridosso delle celebrazioni per l'ottavo centenario della morte del Santo, desidero rivolgere un intenso augurio affinché queste giornate siano fruttuose".