Sicilia, oggi la Giunta convocata da Schifani: ipotesi dimissioni

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Il presidente della Regione riunisce il governo. All'ordine del giorno "provvedimenti più urgenti", ma sull'incontro aleggia lo spettro della crisi interna dopo la marcia indietro del partito sull'ipotesi di una candidatura per il secondo mandato che poche settimane prima sembrava scontata

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Si riunisce oggi, 8 ottobre, la giunta regionale siciliana convocata dal governatore Renato Schifani. All’ordine del giorno “provvedimenti più urgenti”, ma nell’aria aleggia pesante l’ipotesi delle dimissioni con voto anticipato. Non si è infatti sciolto il gelo tra il presidente della Regione e i vertici di Forza Italia dopo che il partito è tornato sui suoi passi sulla ricandidatura per un secondo mandato che fino a poche settimane fa sembrava scontata e avallata da tutti gli alleati.

Le tensioni nel partito

Schifani non ha fatto menzione alla crisi e il riserbo rimane assoluto, ma è cosa nota che non abbia gradito il cambio di strategia appreso attraverso i quotidiani e che la telefonata del 6 ottobre con Antonio Tajani non abbia migliorato la situazione e che la tensione continui anche con il commissario regionale Nino Minardo, che ha invocato la necessità "di una proposta politica completamente nuova" per la Sicilia, colpita da diverse inchieste giudiziarie che hanno coinvolto politici della maggioranza e uomini vicini al governo, come Gaetano Armao dimessosi dalla carica di consigliere giuridico del governatore subito dopo la richiesta di arresto per corruzione della Procura di Palermo.

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Le ipotesi sul tavolo

Le ipotesi sulle mosse di Schifani vanno dalle già citate dimissioni all’azzeramento della Giunta regionale, fino al tentativo estremo di ricomporre la frattura indicando un percorso condiviso per proseguire la legislatura almeno fino alla prossima primavera. "Ho proposto per i prossimi giorni un incontro a Roma alla presenza del segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani e del presidente della Regione siciliana Renato Schifani. Insieme stabiliremo il percorso politico", ha detto Minardo, anche se ancora non c’è una data per questo incontro.

Gli alleati confermano la fiducia a Schifani

Intanto Schifani incassa la fiducia degli alleati, anche di quelli più pesanti come il presidente del Senato Ignazio La Russa che, secondo fonti a lui vicine, "mai è entrato nelle vicende interne a un partito" e "ha sempre apprezzato il lavoro del presidente della Regione". Per il vice segretario nazionale della Lega Claudio Durigon, invece, il partito sta "lavorando molto bene con il presidente Schifani. Si è aperta una questione interna a Forza Italia e ci auguriamo che la risolvano per potere continuare il lavoro che stiamo svolgendo". Anche Democrazia cristiana e Movimento per le autonomie esprimono "apprezzamento per il lavoro di Schifani".

Cosa accadrebbe con le dimissioni

Se invece la crisi dovesse risultare irrecuperabile e portare alle dimissioni del governatore, la prima finestra utile per andare al voto sarebbe il 13 dicembre, l’Assemblea verrebbe sciolta e fino a quella data il governo si limiterebbe all'ordinaria amministrazione. Questo comporterebbe l’impossibilità di presentare la manovra di stabilità a fine anno e l’avvio dell’esercizio provvisorio per la Regione con la spesa compressa che comporterebbe non pochi problemi nei mesi cruciali della campagna elettorale. Per i deputati regionali al primo mandato, inoltre, il voto a fine anno comporterebbe il mancato raggiungimento della soglia previdenziale dei 4 anni, 6 mesi e 1 giorno, che maturerebbe solo a maggio 2027.

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