La senatrice di Fratelli d'Italia lancia il nome dell'ex pm di Mani Pulite in vista delle amministrative del 2027: "Sarebbe un valido candidato". L'ex magistrato, interpellato, preferisce non commentare. Nel centrodestra milanese il dibattito sulla corsa a Palazzo Marino resta aperto
Un nome inatteso per il centrodestra di Milano, quello di Antonio Di Pietro. A rilanciarlo in vista delle amministrative del 2027 è Daniela Santanché, senatrice di Fratelli d'Italia ed ex ministra del Turismo, che con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook ha indicato l'ex pubblico ministero simbolo di Mani Pulite come possibile candidato della coalizione alla corsa per Palazzo Marino.
Il post su Facebook
Nel messaggio affidato al social, l'esponente di FdI ricorda il profilo istituzionale dell'ex magistrato molisano e le sue posizioni nell'ultima consultazione referendaria. "Di Pietro – scrive Santanché – è stato ministro, leader di partito, senatore, conosce Milano e le sue problematiche. È stato in prima linea nella campagna per il Sì al referendum sulla giustizia. Per questo credo che sarebbe un valido candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative".
Il silenzio dell'ex pm
Sondato sull'endorsement, il diretto interessato non ha voluto entrare nel merito. Contattato dall'Adnkronos, Di Pietro ha preferito non rilasciare dichiarazioni per non alimentare polemiche, senza dunque né accogliere né respingere formalmente l'ipotesi. Una scelta di prudenza che lascia la proposta sospesa, senza chiudere del tutto la porta.
Il nodo del candidato per il centrodestra
L'uscita di Santanché arriva mentre la coalizione fatica a convergere su un nome unitario per la sfida a Milano. Negli ambienti politici cittadini l'ipotesi Di Pietro è stata letta in modi diversi: c'è chi la considera una provocazione, chi un "ballon d'essai" utile a rimescolare le carte.
Un precedente lontano
L'ipotesi è destinata a colpire chi ha memoria della Seconda Repubblica. Nel 1994, all'indomani della vittoria elettorale, Silvio Berlusconi provò a portare proprio Di Pietro al ministero dell'Interno del suo primo governo. Dopo alcuni giorni di riflessione, l'ex pm rifiutò e imboccò poi una strada opposta: fondò Italia dei Valori e nel 1996, con la vittoria dell'Ulivo, entrò nel primo esecutivo Prodi come ministro dei Lavori Pubblici.