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Open Arms, Salvini: "L'Italia non aveva alcun obbligo, la nave doveva sbarcare a Malta”

3' di lettura

L'ex ministro dell'Interno ha depositato la sua memoria alla giunta del Senato: "La nave è spagnola" quindi l'indicazione del porto sicuro non spettava a Roma. Il tribunale dei ministri di Palermo lo accusa di sequestro di persona

Non competeva all'Italia individuare il porto sicuro. Questa la tesi di Matteo Salvini nella memoria difensiva sul caso Open Arms depositata alla Giunta per le immunità. “L'Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms” avvenuti “al di fuori di aree di sua pertinenza”. 

Spagna e Malta i primi Paesi contattati

Nella memoria Salvini ricostruisce la vicenda minuziosamente, ricordando che i primi Paesi contattati e informati da Open Arms dopo le operazioni di salvataggio erano stati la Spagna (Paese di bandiera della nave) e Malta (zona più vicina al punto dei salvataggi). A dimostrarlo lo scambio di corrispondenza tra Madrid e La Valletta all’inizio dell’agosto 2019.
"È sicuramente lo Stato di bandiera della nave che ha provveduto al salvataggio he deve indicare il Pos (place of safety, il "porto sicuro") nei casi di operazioni effettuate in autonomia da navi Ong” prosegue l’ex ministro dell’Interno. Open Arms poteva dirigersi verso altri Paesi che avevano l'obbligo di accoglierla.

La richiesta del Pos all'Italia

La nave mercantile battente bandiera spagnola e affittata dalla ong Pro-Activa Open Arms - prosegue la memoria difensiva – “ha chiesto il Pos all'Italia la sera del 2 agosto” ma, secondo l'ex ministro, non può ricadere sullo Stato italiano l'onere di una risposta di competenza di altri Stati. Il primo agosto il decreto firmato da ministero dell'Interno, Difesa e Infrastrutture impediva alla Open Arms ingresso, sosta e transito e nulla cambiava il provvedimento del Tar del 14 agosto: “non si può confondere l'ingresso in acque territoriali, a fini di sicurezza e navigazione e di assistenza alle persone bisognevoli, con il diritto allo sbarco e all'attracco”. A conferma la richiesta dei legali di Open Arms del 19 agosto in cui si faceva istanza di una integrazione al precedente decreto cautelare del Tar per consentire approdo e sbarco.

Il rifiuto del Pos concesso dalla Spagna

Salvini ricorda che l'imbarcazione era omologata per sole 19 persone. Il comandante, dopo il primo salvataggio effettuato in zona sar libica (il primo agosto) con 55 persone portate a bordo, ne ha prese altre 69 (il giorno successivo): doveva immediatamente dirigersi verso Spagna, Malta o Tunisia. Invece, "il comandante ha deliberatamente scelto l'Italia quale luogo di attracco e sbarco" rifiutando il Pos concesso dalla Spagna il 18 agosto e l'assistenza offerta dalla Capitaneria di Porto italiana che si era detta disponibile ad accompagnare la nave verso la Spagna, prendendo a bordo alcuni immigrati. In più, la stessa Spagna aveva inviato verso Lampedusa l’unità Audaz per dare assistenza alla Open Arms (18 agosto).

Salvini: "Reato paradossale"

È quindi paradossale affermare che, per il solo fatto di essere entrata in acque italiane senza aver ottenuto il Pos, possa configurarsi il reato di sequestro di persona. Gli eventi dell'agosto 2019 - conclude la memoria - sono simili a quelli del 16 marzo 2018, che avevano coinvolto Open Arms e lo stesso comandante e rispetto ai quali la procura di Ragusa aveva già chiesto il rinvio a giudizio.

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