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Abruzzo, elezioni regionali il 10 febbraio 2019. Fi contesta la data

Politica
Foto d'archivio Ansa

Stabilito il giorno del voto per l'elezione del Presidente della giunta e per il rinnovo del consiglio regionale. Si torna alle urne dopo che l'ex governatore Luciano D'Alfonso è stato eletto senatore il 4 marzo tra le file del Pd. Ricorso di Forza Italia al Tar

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È stata fissata la data per le elezioni regionali in Abruzzo: si terranno il 10 febbraio 2019, quando si eleggerà il Presidente della giunta e si rinnoverà il consiglio regionale. L’appuntamento alle urne è stato fissato dal presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, d’intesa con la presidente della corte d’Appello dell’Aquila.

D'Alfonso senatore e le nuove elezioni

La convocazione delle elezioni è avvenuta dopo che l'ex governatore, Luciano D'Alfonso, il 10 agosto scorso, ha lasciato la presidenza abruzzese dopo la convalida della carica di senatore, eletto il 4 marzo scorso con il Pd, da parte della Giunta per le elezioni di palazzo Madama. L’assemblea regionale è stata sciolta il 22 agosto scorso.

Le polemiche e il ricorso al Tar di Forza Italia

Sulla questione, però, si è acceso lo scontro politico, iniziato già quando D’Alfonso aveva deciso di candidarsi al Senato. L’attesa della Giunta aveva poi portato le opposizioni in consiglio regionale ad accusare l'ex governatore di 'sequestro istituzionale' ai danni dell'Abruzzo. E ora, dopo la decisione, Forza Italia ha fatto sapere che presenterà un ricorso al Tar. Il consigliere regionale Mauro Febbo ha spiegato che quella del 10 febbraio "è una data inaccettabile, intollerabile, inopportuna". Per il capogruppo alla Regione Abruzzo, Lorenzo Sospiri si tratta anche di "un evidente sperpero di denaro pubblico". Mentre Fabrizio Di Stefano, esponente di Fi indicato dalle Reti civiche d'Abruzzo come rappresentante sul tavolo del centrodestra, incalza: "Se finora il 10 febbraio era noto come il Giorno del Ricordo (delle vittime delle Foibe, ndr), d'ora in poi diventerà anche il giorno della vergogna dell'Abruzzo". "La scelta di fondo da compiere era semplice", aggiunge, "ossia tra la politica con la P maiuscola, e quindi voto il 10 novembre, perché l'Abruzzo non può restare paralizzato e senza governo, o la politica con la P minuscola che ha avuto un ultimo, inutile senso di autoconservazione e di salvaguardia della poltrona per qualche settimana in più a danno dei cittadini”.