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Consulta su Italicum, cresce pressing per andare al voto

Politica

Dopo la sentenza della Corte costituzionale si rafforza il fronte trasversale di chi chiede di andare subito alle elezioni. M5S, Renzi, Salvini e Meloni spingono per le urne, frenano Forza Italia, Nuovo centrodestra e Sinistra italiana. "Armonizzare i sistemi di voto delle due camere" avverte Grasso

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Dopo la sentenza della Consulta, che ha bocciato una parte dell'Italicum dicendo no al ballottaggio ma salvando il premio di maggioranza ed i capilista bloccati, cresce la spinta per andare al voto subito. A chiederlo è Renzi, che sottolinea l'immediata applicabilità del sistema elettorale uscito dalla sentenza, e con lui Movimento Cinque Stelle e Lega. Altri invece - dalla minoranza Pd a Forza Italia - vogliono un passaggio parlamentare che renda omogeneo il nuovo Italicum uscito dalla sentenza della Corte costituzionale al sistema del Senato. Dopo la pronuncia della Consulta "serve un passaggio parlamentare per armonizzare i sistemi di voto di Camera e Senato" sottolinea il presidente di Palazzo Madama Piero Grasso.

 

Il fronte del “voto subito” - Tornare alle urne in tempi rapidi è la richiesta di Lega e Fratelli d'Italia: “data possibile il 23 aprile” aveva detto ieri Matteo Salvini. Oggi il leader della Lega spiega: “Ci stiamo ad un passaggio parlamentare di 15 giorni. Ma se si va all'autunno diciamo no. Chi è contrario al voto subito, vuole il vitalizio”.

“Applichiamo il ‘legalicum’ anche al Senato, ci vuole una legge di poche righe” si legge sul blog di Grillo, “e andiamo a votare, presentandoci alle elezioni senza fare alleanze con nessuno, obiettivo 40%”.

La sentenza della corte offre al Pd la possibilità di rilanciare l'appello per il ritorno al Mattarellum: “gli altri i partiti dicano se vogliono il confronto, altrimenti la strada e' il voto" la linea indicata da Renzi ai suoi. E il vicesegretario Guerini aggiunge: ''la sentenza conferma l’impianto dell’Italicum, il Pd non ha paura delle elezioni: se c'è volontà bene, altrimenti non abbiamo paura del voto''.

 

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Il fronte “attendista” – Ma nel Pd c'è anche chi, come l’esponente di punta della minoranza Roberto Speranza, vede nella sentenza della Corte la conferma delle proprie ragioni: “c'è spazio perché il parlamento lavori”. Spinge per un passaggio parlamentare anche Forza Italia, così come Nuovo centrodestra e Sinistra italiana, che chiedono di armonizzare le leggi per Camera e Senato in tempi brevi.

 

 

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L'intervento dei vescovi - Nel dibattito interviene anche la Cei: "mi pare sotto gli occhi di tutti che ci siano due leggi elettorali frutto del lavoro della magistratura" commenta monsignor Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale. "Non è normale un Paese in cui la magistratura detta tempi e modi all'amministrazione, vuol dire che la politica non ha fatto il suo mestiere".