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Ospedale Civico di Palermo, arrestati primario e infermieri

Sicilia
Foto di Archivio (Agenzia Fotogramma)

L'indagine riguarda l'utilizzo di protesi mediche e di ricoveri in ospedale. In totale nell'inchiesta sono coinvolti 15 indagati tra medici e infermieri

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A Palermo un primario, due infermieri e un informatore sanitario sono stati arrestati nell'ambito di un'indagine dei carabinieri del Nas. Nei confronti di N.F., direttore unità complessa di Neurochirurgia dell'ospedale Civico, sono stati disposti i domiciliari. Così come nei confronti degli infermieri S.M. e M.B, e dell'agente di commercio F.T.. Sono accusati di truffa aggravata continuata e falsità ideologica aggravata continuata. L'indagine riguarda l'utilizzo di protesi mediche e di ricoveri in ospedale. In totale, nell'inchiesta sono coinvolti 15 indagati tra medici e infermieri.

L'attività investigativa

L'inchiesta è nata nel 2016 dopo gli esposti di un paio di medici del reparto. Le indagini hanno permesso di scoprire un'organizzazione finalizzata alle truffe ai danni del servizio sanitario regionale, mediante la falsificazione di documenti e registri di carico e scarico del materiale protesico utilizzato negli interventi di chirurgia cranica e della colonna vertebrale, in particolare dichiarando l'uso di dispositivi medici in numero superiore rispetto a quello realmente impiantato sui pazienti nel corso degli interventi chirurgici.

La truffa

Inoltre il primario, con la collaborazione di altri medici e infermieri, avrebbe fatto bypassare ai propri pazienti privati, paganti, le liste d'attesa per gli interventi chirurgici, facendoli figurare come se avessero seguito le normali procedure istituzionali di ricovero. Il gip ha anche disposto il sequestro preventivo, per equivalente, della somma di oltre 43mila euro, quale profitto di reato, da eseguirsi, oltre che nei confronti degli arrestati, anche nei confronti di altri due soggetti non colpiti da provvedimento restrittivo: C.L., infermiera dello stesso ospedale, e G.R., amministratore della società fornitrice dei dispositivi medici.
Al primario è stato anche contestato di aver inserito, grazie alla complicità di parte dei medici e infermieri del suo staff, i pazienti, visitati a pagamento nello studio privato, nell'agenda dei ricoveri della struttura pubblica "conseguendo - si legge nell'ordinanza del gip, Maria Cristina Sala - ingiusti vantaggi economici derivanti dall'attività di libero professionale svolta in regime di extramoenia, con danno all'azienda ospedaliera di appartenenza, tenuta all'erogazione del servizio di assistenza sanitaria a soggetti in realtà non legittimati" dalle visite private.

I prezzi delle protesi

Una vite di metallo pregiato costava 100 euro, una fresa 309 euro, due placche 170 euro. Su 300 interventi eseguiti dal 2013 al 2016, ne sono stati presi a campione 40. Secondo il Nas la truffa alla sanità è nata anche in complicità con i vertici della società Servizi Miedicali srl di Palermo che si era aggiudicata una parte dell'appalto per la fornitura dei presidi ospedalieri per gli interventi, nel reparto di neurochirurgia, al cranio o alla colonna vertebrale. 

Le parole del comandante del Nas

"Le indagini sono iniziate sull'utilizzo di un farmaco, la fluorescina sodica, impiegato da Francaviglia negli interventi per l'esportazione di tumori. Farmaco non previsto dalla legge - ha spiegato il comandante del Nas Palermo, Giovanni Trifirò -. Dopo nuovi esposti si sono controllati le placche, le viti e frese utilizzate negli interventi chirurgici. In molti casi ce n'erano di meno di quelli appuntati nel registro di carico e scarico. In alcuni casi non c'erano proprio. In tutti e quaranta gli interventi chirurgici presi a campione - ha aggiunto Trifirò - sono state trovate anomalie. Il cento per cento. Il perito di pg dall'analisi delle Tac, in alcuni casi, ha notato anche la mancanza di dispositivi nel corpo del paziente. Come affermato anche da alcuni medici, sentiti nel corso delle indagini, non era necessario ripetere il taglio del cranio, come affermato nelle relazioni".