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Napoli, gare d’appalto falsate al porto: arresti

Campania
Foto di archivio (ANSA)

Il Gip ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare nei confronti di due funzionari dell’Autorità portuale e di cinque imprenditori. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d'asta e frode in pubbliche forniture 

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Appalti falsati per importanti lavori edili e strutturali nel porto di Napoli. È quanto ha scoperto la Guardia Costiera che sta eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip, nei confronti di due funzionari dell'Autorità portuale di Napoli e di cinque imprenditori. Le accuse, mosse a vario titolo, sono di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d'asta e frode in pubbliche forniture. Per sei persone sono stati disposti gli arresti domiciliari mentre la settima è destinataria di una misura interdittiva. Un'inchiesta complessa che vede coinvolte decine di indagati.

Gli appalti truccati

Ammonterebbero a 22 milioni di euro i lavori nel porto di Napoli finiti sotto la lente degli investigatori. L'inchiesta, denominata "Criptocorruzione 2.0", è stata avviata due anni fa. Secondo la ricostruzione della Guardia Costiera di Napoli, coordinata dalla Procura, nel corso del tempo i funzionari indagati avrebbero creato ad arte delle fittizie urgenze per per poter utilizzare procedure più snelle e concordando preventivamente con le ditte colluse gli importi dei lavori e l'impresa che si sarebbe aggiudicata l'appalto. Per gli investigatori è stato anche gonfiato l'elenco delle ditte da invitare per gli appalti, nella lista però c'erano società che solo formalmente erano diverse e che risulterebbero intestate a prestanomi facenti parte del cartello delle società colluse.

Il linguaggio in codice

Nei colloqui intercettati tra i due funzionari dell'Autorità portuale di Napoli e alcuni imprenditori veniva utilizzato un linguaggio in codice. Questo quanto emerso dalle migliaia di conversazioni, telefoniche e ambientali, che gli investigatori hanno ascoltato negli ultimi due anni. Nel corso delle indagini gli inquirenti hanno dovuto decriptare le varie parole in codice che erano utilizzate, secondo l'ipotesi accusatoria, per turbare le gare d'appalto e per accordarsi sulle tangenti.