Onu, l'Assemblea generale entra nel vivo

Mondo
Maria Cristina Boschetti

Maria Cristina Boschetti

Sono 150 i capi di Stato arrivati a New York per prendere parte, dal 22 settembre, alle discussioni sui temi che incendiano il mondo. Tra loro anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Manca, invece, il palestinese Abu Mazen, a cui gli Usa hanno negato il visto per il secondo anno consecutivo

All'assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, tanti i nodi da sciogliere, tanti e intricati. Ci sono le guerre in Ucraina e Medio Oriente, il grande tema della sicurezza internazionale che vacilla per l'incubo concreto di un'escalation nucleare, c'è la crisi climatica ed energetica che morde le microeconomie in costante contrazione, le migrazioni, le carestie alimentari, i rischi per la salute globale e nuove emergenze come la governance delle nuove tecnologie dell'intelligenza artificiale. I dossier raccontano di pericoli, ritardi e mancate riforme, se non peggio, regressioni sugli obiettivi di sostenibilità globale che l'Onu aveva appuntato per il 2030.

Accanto al mondo che appare sempre meno sicuro, la cara vecchia Onu, faro di riequilibrio tra poteri, appare sempre più inadeguata. Centrale, dunque, è ripristinare la fiducia, gestire la trasformazione, in modo che l'Onu produca risultati per tutti. Impossibile senza una riforma e il multilateralismo da decenni rimandato, centrale ed essenziale per la riforma della rappresentanza. Centocinquanta capi di Stato e di governo in ordine sparso sbarcano dunque al palazzo di vetro da Donald Trump all'iraniano Masoud Pezeshkian che, nonostante la guerra e il blocco di Hormuz, arriva a New York. Benjamin Netanyahu, nonostante il mandato di cattura de L'Aia e di Ankara, prepara il suo discorso mentre Abu Mazen non riesce ad avere il visto americano. Volodymyr Zelensky, per le ragioni dell'Ucraina, parlerà, e chissà se resterà nell'aula ad ascoltare il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. E poi le assenze che pesano più delle presenze: il presidente cinese Xi Jinping, atteso a Washington il 24 settembre, non ha previsto una tappa a New York. 

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