Arabia Saudita, condannato a morte per aver insultato Maometto sui social

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Facebook - Anojan Sivarasa

A luglio, Anojan Sivarasa era stato arrestato: sequestrati smartphone e pc. Inizialmente, scrive la Bbc, il Tribunale penale di Al-Ahsa lo aveva condannato a cinque anni di carcere e a una multa di 800.000 dollari

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Un ragazzo di 24 anni è stato arrestato e condannato a morte per blasfemia dopo aver pubblicato un commento su Facebook nel quale insultava Maometto. A riferire l'accaduto è la Bbc, che racconta come Anojan Sivarasa, cittadino originario dello Sri Lanka e in Arabia Saudita per motivi di lavoro, si trovi bloccato nel Paese in attesa dell'esecuzione.

Cosa sappiamo

Il quotidiano britannico spiega che la famiglia di Sivarasa non riceve sue informazioni dal 28 settembre. "Invoco clemenza per gli errori commessi da mio figlio. Graziatelo e rimandatelo da noi", ha detto la madre, Rasamanickam Yogalakshmi. Il governo dello Sri Lanka, impegnato in una complessa operazione diplomatica, avrebbe chiesto alla famiglia del giovane di evitare ulteriori apparizioni pubbliche.

Anojan sarebbe stato arrestato dopo una serie di scambi avvenuti via social. A giugno su Facebook sarebbe apparsa l'immagine di un cane preso a calci da un musulmano durante un pellegrinaggio hindu in Sri Lanka: in quell'occasione, Anojan, in lingua Tamil, avrebbe pubblicato un messaggio con un insulto al profeta Maometto, rispondendo a un utente che aveva pubblicato commenti offensivi nei confronti di una divinità indù. Anojan poi, avrebbe immediatamente cancellato il post e pubblicato un video di scuse. Ma a quanto pare qualcuno aveva già mandato uno screenshot del suo commento al suo datore di lavoro e a funzionari sauditi. A luglio, Anojan era quindi stato arrestato: sequestrati smartphone e pc. Inizialmente, scrive la Bbc, il Tribunale penale di Al-Ahsa aveva condannato Anojan a cinque anni di carcere e a una multa di 3 milioni di riyal sauditi (circa 800.000 dollari). Secondo il ministro degli Esteri dello Sri Lanka Vijitha Herath, il ricorso presentato per ottenere una riduzione della pena è stato respinto. Il 17 settembre i procuratori sauditi avrebbero presentato ricorso chiedendo che Anojan fosse giudicato in base alla legge islamica, la Sharia, anziché alla normativa del Paese sui reati informatici. La corte d’appello ha accolto la richiesta dell’accusa, aggravando la condanna fino alla pena di morte.

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