Piattaforma Eni bloccata al largo Cipro, tensione Ankara-Nicosia

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La Saipem 12000, il mezzo diretto al blocco 6 per iniziare il suo lavoro su licenza cipriota (foto Ansa)

Il mezzo era pronto ad avviare un lavoro di esplorazione su licenza cipriota, ma è stato fermato dalla Marina militare turca. La Farnesina: "Seguiamo la vicenda ai più alti livelli"

Rischio di un'escalation della tensione tra Cipro e Turchia dopo che il viaggio di una piattaforma dell'Eni, verso un'area di trivellazione nel Mediterraneo orientale, è stato fermato dalle navi della Marina Militare turca. Anche la Farnesina sta seguendo "ai piu' alti livelli" la vicenda in contatto con le ambasciate italiane in Turchia e a Cipro, e sta compiendo "tutti i possibili passi diplomatici per risolvere la questione".

Piattaforma ferma in attesa di indicazioni

La Saipem 12000, il mezzo diretto al blocco 6 per iniziare il suo lavoro su licenza cipriota, resta fermo in attesa di indicazioni. Da Nicosia si cerca intanto di rassicurare. "Stiamo gestendo la situazione", ha sottolineato oggi il presidente della Repubblica cipriota, Nicos Anastasiades, precisando che si vuole "evitare qualsiasi escalation". Ma non senza puntare il dito su Ankara e sul "fatto che le azioni della Turchia violano il diritto internazionale", ha aggiunto il capo dello stato cercando la via diplomatica: "Il governo mantiene la calma per evitare qualunque crisi e sta compiendo i passi necessari affinchè i diritti sovrani della Repubblica di Cipro siano rispettati", ha aggiunto Anastasiades.

 

Ankara: "Esplorazioni unilaterali"

Ankara, per voce del suo ministero degli Esteri, è tornata a criticare Nicosia per le esplorazioni di idrocarburi al largo delle sue coste definendole "unilaterali". Minano "i diritti inalienabili sulle risorse naturali dei turco-ciprioti" e "mettono a repentaglio la stabilita' della regione": il governo di Nicosia sta agendo come fosse "l'unico proprietario dell'isola", è l'accusa del ministero turco che mette in guardia Cipro sulle eventuali conseguenze. Da Ankara è arrivato un messaggio della stessa fonte anche verso le compagnie petrolifere straniere a non sostenere le attività del governo cipriota.

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