L'11 dicembre è il World Tango Day: storia e curiosità

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Stefania Leo

©Fotogramma

In occasione del compleanno del celebre cantante Carlos Gardel, tutto il mondo rende omaggio all'appassionato ballo che ancora oggi affascina tantissimi danzatori. La scrittrice Lidia Ferrari ne svela i segreti

L'11 dicembre tutto il mondo celebra il World Tango Day. La giornata è stata istituita in corrispondenza del compleanno del celebre Carlos Gardel - cantante, attore e compositore francese - divenuto personaggio di spicco nella storia del ballo nato in Argentina. La dottoressa Lidia Ferrari, psicoanalista, insegnante di tango e autrice del libro Tango. I segreti di un ballo (Gremese) svela le origini, i segreti e le curiosità di questa danza che continua ad appassionare ancora oggi tantissimi ballerini.

Origini del tango

Sulla nascita del tango si intrecciano diverse teorie. Storicamente, ai bordelli delle periferie di Buenos Aires è sempre stato attribuito il ruolo di culla di questo ballo. Secondo alcune ricerche recenti, però, queste origini avrebbero un carattere più mitologico che storico. Questo non significa che "non siano stati luoghi importanti per l'evoluzione del ballo", specifica la dottoressa Ferrari, ma il loro ruolo potrebbe non essere stato così centrale nella nascita. Se restano dubbi su dove sia nato, il quando lascia poco spazio alle interpretazioni: il tango si sviluppò verso la fine dell'Ottocento, in un'epoca in cui i flussi migratori portavano in Argentina migliaia di persone dall'Europa e dall'America, aumentando anche lo squilibrio tra uomini (tanti) e donne (poche).

Le influenze

"Nasce da una mescolanza tra la musica dei gauchos, nata nelle campagne, e quella portata dai migranti. Per almeno un ventennio si produce musica originale, che ibrida il tango andaluz (ispirato all'habanera cubana), la milonga (o musica rurale, diversa da quella conosciuta oggi) e la musica portata dai migranti". Prima è venuto il ballo e poi la musica. I passi erano anch'essi il risultato della mescolanza di generi importati (tra cui la polka e il valzer) con la milonga del campo, ballata nelle campagne. "La gente ballava e queste movenze univano i corpi. Da qui si iniziò a produrre musica ad hoc per questa danza, senza testi di accompagnamento".

La lingua del tango

La lingua originaria del tango è il lunfardo, un dialetto che si sviluppa e codifica proprio durante il periodo di gestazione della musica e delle parole di quest'arte. "È un mix tra le lingue dei migranti e lo slang dei delinquenti, un set di parole che si mescolano allo spagnolo del luogo".

La prima empasse del tango

All'inizio del Novecento il tango inizia a girare il mondo. Dagli esordi veraci nei tuguri di periferia, a Buenos Aires, i musicisti di tango sbarcano in Europa, portando con sé strumenti nuovi come il bandoneon (un particolarissimo tipo di fisarmonica inventato dal musicista tedesco Heinrich Band). "In questa fase, scoppia la tangomania - spiega Ferrari - che vede la sua apoteosi nel 1913, poco prima della guerra. In quel momento era un genere musicale e di ballo molto importante". La prima guerra mondiale ne arresta però l'ascesa. È Carlos Gardel a dare nuovamente lustro al ballo con il brano del 1917, Mi noche triste, considerata la prima canzone di tango accompagnata da un testo. La radio e i dischi spazzano via i musicisti di strada, che entrano nelle sale da ballo, lì dove le classi sociali più agiate si cimentano nelle danze. Vengono scritti manuali, si affermano veri e propri maestri di quest'arte e il tango diventa un fenomeno globale. Proprio per questa ragione molti argentini e sudamericani iniziano a viaggiare, si trasferiscono in Europa e in altre zone del mondo per diventare insegnanti e musicisti di tango. Ma rispetto alle origini il ballo, così come la musica, sono irrimediabilmente cambiati.

Gli italiani nel tango

All'inizio del Novecento l'Argentina era abitata da moltissime persone di origine italiana. Per questo, soprattutto nella sua prima fase, il tango parla anche la nostra lingua. Furono infatti tantissimi gli artisti di origine italiana che contribuirono alla sua crescita e diffusione; in molti casi, una volta emigrati, questi cambiarono però cognome, scegliendone uno spagnolo o dalle sonorità non spiccatamente nostrane. Centinaia di musicisti, registi, compositori e cantanti lo hanno fatto: Alberto Marino (il cui vero nome era Vicente Marinaro), Alberto Morán (Remo Recagno), Julián Centeya (Amleto Vergiati), Ignacio Corsini (Andrea Ignazio Corsini), Donato Racciatti (Ideman). Ma talvolta i discendenti diretti di italiani hanno anche fatto il percorso inverso, riconquistando cognomi più familiari alle sonorità di origine. È il caso dei fratelli Julio e Francisco De Caro, Armando e Enrique Santos Discépolo, Vicente Greco, Ernesto Ponzio, Pascual Contursi, Roberto Firpo, Francisco Canaro, Francisco Lomuto, Carlos Di Sarli, Juan D'Arienzo, Pedro Maffia, Homero Manzi.

Il mito di Astor Piazzolla

Il più famoso tra gli artisti di origine italiana è il musicista Astor Piazzolla. I suoi nonni erano italiani: Pantaleone Piazzolla era un pescatore di Trani (Puglia), che è emigrato in Argentina e poi è andato negli Stati Uniti. Suo nipote Astor è figlio unico e fino ai 14 anni trascorre la sua vita a Little Italy. "Si dice che i Piazzolla fossero i parrucchieri dei mafiosi del quartiere. Piazzolla raccontava di esser stato un ragazzo di strada, di aver visto violenza e delinquenza. A otto anni suo padre gli regala un bandoneon, che impara a suonare da solo. In quel periodo New York c'era anche Carlos Gardel. Quando i due si incontrano per caso, questi gli disse: 'Suoni come un gallego'". A 16 anni torna in Argentina: sono gli inizi degli anni Trenta, il Paese è ormai la patria del tango. "Qui Piazzolla conquista il suo successo. Il suo brano più famoso resta Adios Nonino, composto nel giorno della morte di suo padre, chiamato 'nonino' in onore dei suoi nipoti".

Tango: gli stili di ballo

Seguendo il suo Dna, il tango è in continua trasformazione. "Bisogna fare una prima distinzione tra tango spettacolo (detto anche escenario) e tango da sala - spiega Ferrari -. A cambiare non è tanto la struttura del ballo, quanto il luogo in cui lo si esercita". Il tango spettacolo è quello delle esibizioni, che richiede più spazio. Al contrario, il tango da sala è ballato in contesti più ristretti, spesso da diverse coppie in contemporanea. Non è diversa la struttura del ballo, ma le caratteristiche variano perché si adattano al luogo in cui si pratica. Si parlava poi di tango salon (versione classica, che si balla in abbraccio ma in sala da ballo), tango milonguero (più vicino alla versione tradizionale, ma nato in epoca contemporana). "Lo stile di ballo del tango è andato in crescendo. Ora si balla molto meglio rispetto ai tempi del più grande ballerino al mondo, El Cachafaz. Già nel Novecento la sua originalità era visibile: ha messo insieme l'abbraccio e l'improvvisazione. Negli anni Quaranta, invece, ci si muoveva senza alcuna complessità, spontaneamente. In questa crescita è stato fondamentale anche il contributo di diversi maestri e delle loro ricerche sul tango più tradizionale".

Dove si balla il tango

Oggi il tango si balla in milonga, una sala da ballo che prende questo nome dall'antica sonorità che ha dato i natali a questo stile. “Alla fine dell'Ottocento si diceva 'Vamos a milonguear!', che significava letteralmente 'Andiamo a ballare con la musica', in quel momento chiamata milonga". Oggi il tango si può ballare altrove, "anche in discoteca, dove ci sono aree dedicate". I maestri hanno cercato di recuperare i codici della milonga, "ma la verità è che le regole della sala da ballo sono state scritte oggi, e non in passato, in Argentina. Ora lo si intende quasi come un momento religioso". Ciò che conta sono le regole pratiche: si danza in senso antiorario per migliorare lo spazio del ballo. In tante milonghe si adotta ancora la Mirada e Cabeceo. "Per evitare che un invito venga rifiutato, si guarda la donna da invitare e si fa un cenno con la testa. Se accetta, lei si alza e aspetta che il ballerino la vada a prendere. Se non vuole ballare con questo ballerino, non lo guarda". Si ballano dai 3 ai 4 tanghi con lo stesso ballerino, eseguendo la cosiddetta tanda. Dopodiché c'è la cosiddetta cortina, una parentesi musicale di genere diverso, che dà l'occasione ai ballerini di tornare ai propri posti per riposarsi.

Il tango nell'era di Internet

Fino a vent'anni fa il mondo del tango era completamente offline. Con lo sviluppo di Internet, è diventato anche un motore turistico. "Molta gente ha iniziato a visitare altri Paesi per vedere come questo ballo è vissuto all'estero. La parola 'passione' sembra ormai priva di senso, ma se associata al tango, si può osservare quanto sia ancora viva: la gente è affascinata e ha voglia di ballare". Oggi il tango sta vivendo una seconda empasse. "Proprio come è successo nel 1914 a causa della prima guerra mondiale, la pandemia ha bloccato l'interscambio internazionale sul tango. Oggi si può solo ascoltare la musica, ma non si può più ballare perché magari si è soli in casa".

Gli eventi del World Tango Day

Nell'anno che ha svuotato le piste da ballo, il World Tango Day avrà i suoi momenti di condivisione digitale. Da non perdere il concerto online degli Otro Aires, gruppo simbolo della musica da tango nuevo nel mondo. L'esibizione andrà in scena venerdì 11 dicembre alle ore 21, da una terrazza di Buenos Aires. Il concerto sarà arricchito da video mapping. Per comprare i biglietti basta cliccare qui.

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