Magnus. Eroi e no, a Bologna la mostra su Roberto Raviola tra Alan Ford, Tex e i Carracci
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Introduzione
Dal 7 novembre 2026 al 10 gennaio 2027 Palazzo Fava, a Bologna, ospita Magnus. Eroi e no, la grande mostra che celebra Roberto Raviola nel trentennale della scomparsa. Quasi 500 tavole originali, divise in sette sezioni, dialogano con gli affreschi dei Carracci: da Alan Ford e Superciuk a I Briganti, da Lo Sconosciuto alle eroine di Le femmine incantate, fino alle 224 tavole del leggendario Texone, La valle del terrore. Un viaggio tra noir, western, fantascienza, erotismo e satira nell'opera del maestro bolognese del fumetto, con incontri, visite guidate e laboratori. Ecco cosa vedere, date, orari e biglietti della mostra
Quello che devi sapere
Magnus a Palazzo Fava: dall’osteria alla dimora dei Carracci
Se nasci a Bologna nel 1939 e da bambino giochi tra le macerie dei bombardamenti, impari presto che gli eroi sono merce friabile. Forse per questo il giovane Roberto Raviola, studente squattrinato, affresca i muri della Buca delle Campane, osteria cara alla goliardia felsinea, e si firma, mica pizza e fichi, Magnus pictor fecit. Un grande pittore l'ha fatto. Una spacconata degna di una supercazzola del conte Mascetti. Ma si sa, la vita imita l'arte assai più di quanto l'arte imiti la vita, parola di Oscar Wilde. Sicché quel pittore per burla, diventato uno dei giganti della nona arte europea, entra oggi dalla porta principale nella dimora dei Carracci. Da sabato 7 novembre 2026 al 10 gennaio 2027 Palazzo Fava ospita Magnus. Eroi e no, la mostra con cui Fondazione Carisbo, nell'ambito del progetto culturale Genus Bononiae, celebra Raviola (Bologna, 31 maggio 1939, Imola, 5 febbraio 1996) nel trentennale della scomparsa.
Prodotta da Opera Laboratori e curata da Luca Baldazzi, Michele Masini e Giovanni Nahmias, l'esposizione schiera una schidionata di quasi 500 tavole originali, tra pagine, copertine, illustrazioni, studi e bozzetti, divise in sette sezioni. A me il titolo fa pensare a Uomini e no di Elio Vittorini (1945), ma se dovessi scegliere un nume tutelare per questa mostra punterei su Bertolt Brecht. «Sventurata la terra che ha bisogno di eroi», ammonisce il suo Galileo. Magnus, che di eroi ne ha disegnati a centinaia, pareva pensarla allo stesso modo. I suoi protagonisti sono ladri in calzamaglia da scheletro, chimiche sfigurate che si fanno dark lady, agenti segreti imbranati, mercenari con il mal di vivere, briganti con un demone in corpo, ranger immersi in un inchiostro così fitto da sembrare notte. Eroi e no, appunto. Più no che sì.
Giasone, Enea e gli antieroi del fumetto
L'idea, assai poco convenzionale, è far dialogare le vignette con gli affreschi del piano nobile. Qui, nel 1584, Ludovico, Agostino e Annibale Carracci firmarono la loro prima impresa collettiva, le Storie di Giasone e Medea, cui si affiancano le Storie di Enea. Fregi che già quattro secoli fa ragionavano per riquadri in sequenza: storyboard ante litteram, strisce in affresco. E in fondo chi è Giasone se non il capostipite degli eroi e no? Si prende il vello d'oro grazie a una maga innamorata e poi la pianta per un matrimonio di convenienza. Un argonauta, sì, ma con l'anima del parvenu. Lo aveva capito Pier Paolo Pasolini, che nella sua Medea (1969) affidò Giasone al triplista olimpico Giuseppe Gentile, bel corpo senza tragedia accanto alla sacerdotessa barbara di Maria Callas. Parimenti Enea, il pio per antonomasia, lascia Didone sulla spiaggia di Cartagine con le valigie dei sogni ancora da disfare. Altro che cavalieri senza macchia.
«Abbiamo voluto proporre un dialogo fra i fregi dei Carracci e i fumetti di Magnus esposti nelle stesse sale: due narrazioni per immagini in sequenza, due linguaggi differenti che affrontano lo stesso tema senza tempo, le gesta di eroi e non eroi», spiegano i curatori. Che chiosano: «Magnus a Palazzo Fava è un grande artista nella casa dei grandi artisti».
Da Kriminal ad Alan Ford: quando il fumetto nero incontrò il cinema
L'idea, assai poco convenzionale, è far dialogare le vignette con gli affreschi del piano nobile. Qui, nel 1584, Ludovico, Agostino e Annibale Carracci firmarono la loro prima impresa collettiva, le Storie di Giasone e Medea, cui si affiancano le Storie di Enea. Fregi che già quattro secoli fa ragionavano per riquadri in sequenza: storyboard ante litteram, strisce in affresco. E in fondo chi è Giasone se non il capostipite degli eroi e no? Si prende il vello d'oro grazie a una maga innamorata e poi la pianta per un matrimonio di convenienza. Un argonauta, sì, ma con l'anima del parvenu. Lo aveva capito Pier Paolo Pasolini, che nella sua Medea (1969) affidò Giasone al triplista olimpico Giuseppe Gentile, bel corpo senza tragedia accanto alla sacerdotessa barbara di Maria Callas. Parimenti Enea, il pio per antonomasia, lascia Didone sulla spiaggia di Cartagine con le valigie dei sogni ancora da disfare. Altro che cavalieri senza macchia.
«Abbiamo voluto proporre un dialogo fra i fregi dei Carracci e i fumetti di Magnus esposti nelle stesse sale: due narrazioni per immagini in sequenza, due linguaggi differenti che affrontano lo stesso tema senza tempo, le gesta di eroi e non eroi», spiegano i curatori. Che chiosano: «Magnus a Palazzo Fava è un grande artista nella casa dei grandi artisti».
l'Oriente e l'eros di Magnus
La seconda sezione racconta I Briganti, saga sviluppata tra gli anni Settanta e Ottanta e ispirata a Shui hu zhuan (in Italia I briganti o Sul bordo dell'acqua), classico della letteratura cinese. Magnus lo proietta in un futuro dove spade e astronavi convivono senza imbarazzo. Lo stesso romanzo, nel 1972, diventava a Hong Kong The Water Margin, kolossal wuxia degli Shaw Brothers diretto da Chang Cheh con David Chiang: 108 fuorilegge contro un impero corrotto, una sorta di Mucchio selvaggio con i codini. Proprio quella Shaw Brothers il cui logo Quentin Tarantino avrebbe incollato in apertura di Kill Bill. Tant'è che, sfogliando le tavole, pare di sentire il clangore delle lame.
Poi c'è Lo Sconosciuto, iniziato nel 1975, il fumetto in cui Magnus si cala più profondamente nel proprio tempo: un mercenario disilluso che attraversa le tensioni politiche e la violenza del mondo contemporaneo, dall'Italia al Nord Africa fino al Libano. Alla propria firma Magnus affianca l'esagramma dell'I Ching che rappresenta il Viandante. La serie visse anche a strisce, pubblicate ogni mercoledì tra marzo 1981 e febbraio 1982 su Strisce & Musica, il supplemento del Resto del Carlino curato da Bonvi e Red Ronnie. Fu proprio il papà delle Sturmtruppen a coinvolgere l'amico.
E Bologna, appunto. Una sezione racconta il legame di Magnus con la città e con gli altri grandi della scena felsinea, da Bonvi ad Andrea Pazienza. Un'altra è riservata alle donne, che in Magnus non sono mai comprimarie. Da Milady a Le 110 pillole, trasposizione del Jin Ping Mei, grande classico dell'erotismo cinese, in cui le pillole del titolo promettono prodigi che nemmeno la farmacopea moderna. Fino a Le femmine incantate, tra le sue ultime opere, fiabe sensuali dove il desiderio ha sempre un prezzo. «eros coltissimo e malizioso, con più debiti verso la letteratura che verso la pornografi. In mostra anche il Lunario, diario-agenda del 1995 con storie ambientate a Castel del Rio e ispirate tanto alle leggende locali quanto a quelle cinesi. L'Appennino e il Celeste Impero, giacché per un erudito come Raviola il mondo era una sola, sterminata biblioteca.
Il Texone di Magnus: le 224 tavole di La valle del terrore
Il gran finale sono le 224 tavole del leggendario Tex disegnato da Magnus, il Texone La valle del terrore, su testi di Claudio Nizzi. Nella valle del fiume Yuba una setta asiatica, i Vendicatori, fa strage dei padroni delle miniere d'oro (l'Oriente, si vede, inseguiva Magnus persino nel Far West), e Aquila della Notte e Kit Carson sono chiamati a indagare. L'opera nasce quando l'artista ha già lasciato Bologna per ritirarsi a Castel del Rio, dove vive in una locanda, eremita con il pennino. Iperrealista, iperdettagliato, il Texone è un tratteggio fittissimo che sfida la retina, un merletto d'inchiostro a cui Raviola si dedica per anni con cura quasi maniacale. Consegna l'ultima tavola pochi giorni prima di morire. L'albo esce nel 1996, postumo. Un testamento a colpi di pennino, un western che sembra inciso da Dürer.
Del resto, come ricordano i curatori, Magnus si è mosso quasi sempre nel fumetto popolare, forzandone però i limiti fino a riflessioni sui temi sociali e politici e sulla fragilità dell'esistenza. E anche quando lavorava di notte ai fumetti neri, destinati a carta pessima e a una vita effimera, produceva opere d'arte. Carta da edicola, mano da Carracci.
Magnus. Eroi e no: date, orari, biglietti e incontri
La mostra Magnus. Eroi e no è aperta a Palazzo Fava, Palazzo delle Esposizioni (via Manzoni 2, Bologna) dal 7 novembre 2026 al 10 gennaio 2027, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso alle 18), con aperture straordinarie durante le Feste. I biglietti costano 14 euro l'intero, 10 e 7 euro i ridotti. Il catalogo è edito da Sillabe. La mostra ha il patrocinio del Comune di Bologna e dell'Accademia di Belle Arti di Bologna. Info e prenotazioni su genusbononiae.it.
Il racconto prosegue fuori dal palazzo con il ciclo Tre volte Magnus: incontri con un maestro del fumetto, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Si parte mercoledì 18 novembre alle 17, all'Accademia di Belle Arti di Bologna, con Magnus e Luigi Bernardi: gli anni d'oro del fumetto bolognese, ovvero la stagione in cui la città fu una delle capitali italiane della nona arte. Ne parlano lo scrittore, sceneggiatore e conduttore televisivo Carlo Lucarelli, Marco Bernardi, presidente dell'Associazione Culturale Luigi Bernardi, e i fumettisti Vittorio Giardino e Onofrio Catacchio, moderati dal curatore Michele Masini.
Lunedì 23 novembre alle 18, alla Biblioteca Salaborsa, tocca a Magnus e Tex: al servizio dell'eroe, dedicato al Texone. Al tavolo Graziano Frediani, scrittore, editor e saggista per Sergio Bonelli Editore, Giorgio Giusfredi, sceneggiatore e responsabile della testata di Tex, e due disegnatori bolognesi del ranger, Michele Benevento e Andrea Venturi. Modera Michele Ginevra, responsabile del Centro Fumetto Andrea Pazienza.
Giovedì 10 dicembre alle 17.30 il cerchio si chiude a Palazzo Fava con Magnus e i Carracci. Eroi antichi e moderni a confronto, sotto gli stessi fregi di Giasone ed Enea. Dialogano l'illustratore e fumettista Giuseppe Palumbo, la grecista Martina Treu, studiosa di teatro e drammaturgia antica, e la storica dell'arte e del costume Paola Goretti, con la moderazione del curatore Giovanni Nahmias. Medea, prevedibilmente, avrà qualcosa da ridire.
Ricca anche la proposta didattica: visite guidate per adulti (la prima sabato 7 novembre alle 16.30), laboratori per bambini, attività per le scuole e visite "a piccoli passi" per famiglie con bimbi da 0 a 5 anni. Con ASP Città di Bologna, inoltre, nasce un progetto dedicato ai minori stranieri non accompagnati, affiancati da studenti dei licei bolognesi come mediatori delle opere e poi in un laboratorio di fumetto ispirato a Lo Sconosciuto, figura simbolo di chi attraversa confini. Per sostenerlo si può donare un "biglietto sospeso". Il Viandante dell'I Ching, a quanto pare, non ha smesso di camminare.
Se fosse un cocktail
Si chiamerebbe Magnus Pictor Fecit. Una base di rye whiskey, per la polvere del West e per Aquila della Notte. Amaro Montenegro, nato a Bologna nel 1885, perché le radici sono radici. Uno sciroppo di tè Lapsang Souchong, affumicato come le pagine dei Briganti e i fumi d'incenso del Lunario. Un cucchiaino da bar di crema di marroni di Castel del Rio, omaggio alla locanda in cui nacque il Texone. Qualche goccia di bitter al cioccolato, nero come l'inchiostro del tratteggio e come il fumetto che faceva arrossire i parroci. Si mescola sul ghiaccio e si serve in un tumbler basso con un grosso cubo trasparente, guarnito con una scorza d'arancia amara intagliata a forma di stella da sceriffo. Da sorseggiare con giudizio, giacché l'alito alcolico resta una prerogativa di Superciuk. E sul bordo del bicchiere, se proprio volete, scrivete con il dito tre parole: Magnus pictor fecit. Stavolta nessuno riderà.