Le sculture di Jan Fabre in mostra alla Scuola Grande di San Rocco
Lifestyle Foto Andrea RossettiAllestita durante la 61^ Mostra internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, la Scuola Grande di San Rocco presenta The Quiet Source, una mostra di Jan Fabre che mette in dialogo tre nuove sculture in bronzo con il celebre ciclo pittorico di Tintoretto
C’è tempo fino al 22 novembre, data di chiusura della 61^ Mostra internazionale d’Arte della Biennale, per visitare – a Venezia - alla Scuola Grande di San Rocco, l’esposizione dedicata a Jan Fabre. Il progetto, mette in dialogo tre sculture in bronzo dell’artista fiammingo con il monumentale ciclo pittorico di Jacobo Robusti, noto a tutti col nome di Tintoretto. The Quiet Source, questo il titolo, con la curatela di Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina, mette in piedi un confronto tra passato e presente che si sviluppa tra le sculture di Fabre – posizionate lungo l’asse centrale dell’edificio e l’edificio stesso - instaurando un’interazione concettuale e spaziale con i dipinti di Tintoretto. Si genera, in questo modo, un incontro stratificato tra due linguaggi artistici separati da secoli e però accomunati da una medesima indagine sulla luce, sulla spiritualità e sull’esperienza umana. Nato ad Anversa nel 1958, Jan Fabre è il primo artista vivente invitato a esporre all’interno di uno degli scrigni d’Arte veneziani più significativi.
Katerina Koskina curatrice della mostra
È la prima volta che l’artista fiammingo inizia un dialogo diretto con Tintoretto, maestro veneziano della Pittura del ‘500. Fabre ha realizzato tre opere che sono un ritratto autobiografico con connotazioni psicoanalitiche.
Giacinto Di Pietrantonio curatore della mostra
La prima opera è nella sala d’ingresso e si chiama Il giuramento del padre ed una scultura che ha il corpo dell’artista e il volto di suo padre, ispirata al Giuramento degli Orazi di Jacques-Louis David.
Salendo al primo piano, al centro della sala, abbiamo un’opera dell’artista come cane, adagiato su un cestino – di quelli che si usano per mettere i cani a dormire – con l’artista che ha il suo corpo e il suo volto, ma è rannicchiato come un cane. Sulle spalle la scultura ha una marmotta, che è il nomignolo col quale Jan Fabre chiama affettuosamente sua moglie Joanna De Vos, curatrice e storica dell’Arte fiamminga.
La sala successiva, quella che ospita la grande Crocifissione di Tintoretto, troviamo una scultura di dimensioni reali, accovacciata, che sta gattonando. Qui, il corpo è dell’artista, mentre il corpo è di suo fratello Emiel, morto giovanissimo per una grave malattia infantile. La figura di Emiel e la sua scomparsa, hanno segnato la vita e la produzione artistica di Jan Fabre, che lo ha reso un tema ricorrente, nonché suo alter ego in molti suoi lavori.