PhEST 2026, a Monopoli torna il Festival internazionale di fotografia e arte

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PhEST 2026 ©Juno Calypso

L’undicesima edizione in Puglia dal 7 agosto al 1 novembre 2026. Il Festival amplia il suo programma con Joan Fontcuberta, Juno Calypso, Harri Pälviranta, Chloé Azzopardi, Chinky Shukla  e Sara Munari, che si uniscono ai già annunciati Roger Ballen, Vivian Maier, Marek Kita. Le rare fotografie di Horst von Harbou conducono il pubblico all’interno del set di Metropolis, il capolavoro di Fritz Lang. Il Festival presenterà inoltre un progetto dedicato a Frances Griffiths e al celebre caso delle fate di Cottingley

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Un futuro immaginato quasi cento anni fa, artisti capaci di mettere in crisi ciò che crediamo vero, immagini che attraversano conflitti, paure e trasformazioni del presente. PhEST - Festival internazionale di fotografia e arte torna a Monopoli, in Puglia, dal 7 agosto al 1° novembre 2026, con un programma che intreccia fotografia, arte contemporanea, cinema, memoria e ricerca.

Tema 2026 è What if?: per guardare la realtà da un’altra prospettiva

Dai rari scatti di Horst von Harbou sul set di Metropolis, il visionario film di Fritz Lang del 1927 che evidenzia la potenza attuale di quelle immagini del futuro pensate 100 anni fa, all’omaggio al centenario dalla nascita della fotografa “bambinaia” Vivian Maier, che non usciva mai senza la macchina fotografia e i cui scatti sono stati ritrovati per caso ad un’asta a Chicago nel 2007 e da allora hanno fatto il giro del mondo. E ancora Joan Fontcuberta, artista spagnolo che esplora la relazione tra immagine, conoscenza e finzione e Juno Calypso, fotografa londinese che con la sua estetica pop pink entra nella casa sotterranea costruita negli anni ‘70 a Las Vegas dall’AD di Avon come rifugio nel caso di una guerra nucleare, creando scatti dove bellezza e paura della fine si intrecciano, passando per Marek Kita con le sue scioccanti immagini dei bambini soldato e Harri Pälviranta che rielabora fotografie di cronaca su episodi reali di violenza avvenuti nel corso del Novecento.

Artisti diversissimi fra loro ma legati dallo stesso filo invisibile che attraversa lo storytelling di questa edizione il cui tema è What if?: una domanda che invita a guardare la realtà da un’altra prospettiva e a immaginare ciò che potrebbe ancora accadere. Tra futuri distopici, paesaggi in trasformazione, corpi, archivi e invenzioni visive, PhEST 2026 esplora le fragilità del nostro tempo e gli spazi ancora aperti al cambiamento.

PhEST 2026 ©Juno Calypso

Residenze d’artista di Sara Angelucci e Giuseppe De Mattia

In continuità con la vocazione di PhEST come festival radicato nel territorio e attento ai processi di ricerca, l'XI edizione presenterà anche l'esito della residenza d'artista di Sara Angelucci, artista italo-canadese di base a Toronto, attiva tra fotografia, video e audio. Realizzata nella Riserva Naturale di Torre Guaceto grazie alla collaborazione con Fondazione Sylva, Centro Velico Torre Guaceto e Agricola Guaceto, la residenza ha portato l'artista a sviluppare una ricerca site-specific dedicata alla flora della riserva, alla biodiversità e ai processi di rigenerazione ambientale. Per la sezione dedicata all’arte contemporanea, PhEST presenta Pelo e contropelo, progetto di Giuseppe De Mattia nato dalla sua residenza d’artista a Monopoli. Il titolo riprende il gesto del barbiere — radere seguendo e poi invertendo la direzione di barba o capelli — ma anche un’espressione del gergo popolare barese che allude, con ironia, all’abitudine di parlare di tutto e di tutti. 

Progetto dedicato a Frances Griffiths

PhEST presenterà inoltre un progetto dedicato a Frances Griffiths, protagonista, insieme alla cugina Elsie Wright, della celebre vicenda delle fotografie delle fate di Cottingley. Realizzate nel 1917, le immagini alimentarono per decenni un caso esemplare nella storia della fotografia, sospeso tra gioco, credenza, messa in scena e desiderio di vedere l'invisibile. Il progetto riporterà al centro un episodio che continua a interrogare la fiducia accordata alle immagini e la loro capacità di rendere credibile anche ciò che non esiste.

Pop-up Call

PhEST conferma inoltre l’attenzione alle nuove ricerche fotografiche attraverso i vincitori della Pop-up Call. Per la sezione Puglia, Francesco Conti presenta Sopravvivono alle spiagge, una ricerca a lungo termine sulla costa adriatica pugliese, da Brindisi a Santa Maria di Leuca, in cui erosione, pressione turistica e instabilità ambientale diventano il punto di partenza per riflettere sul Mediterraneo come immagine culturale, politica e memoriale. Per la sezione International, Sergey Melnitchenko presenta Frontline Rolls, progetto nato dall’invio di macchine fotografiche usa e getta a soldati ucraini su diversi fronti, restituendo attraverso immagini, lettere e oggetti personali un racconto diretto della guerra e della memoria di chi la vive. Sempre per la sezione International, Victorine Alisse presenta We will stay here as long as there will be thym and olives, lavoro dedicato al villaggio palestinese di Wadi Fukin, vicino a Betlemme, e alla resistenza silenziosa dei suoi abitanti di fronte all’espansione degli insediamenti e alla progressiva minaccia alle terre agricole. 

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