Halfon: "L'attesa della violenza è peggio della violenza stessa"
Lifestyle ©GettyUno dei maggiori scrittori contemporanei dell’America Latina torna in libreria con "Canción" un romanzo dedicato al rapimento di suo nonno durante la guerra civile guatemalteca. L'intervista durante "Incipit", il programma di libri di Sky TG24
In una mattina di gennaio del 1967, a Città del Guatemala, nel pieno della guerra civile che sta lacerando il Paese, un’auto della polizia è parcheggiata in attesa di una mercedes color crema. Su quell’auto c’è un mercante ebreo di origine libanese. Si chiama Eduardo Halfon: è lui l’obiettivo di quegli agenti. Più di cinquant’anni dopo, il nipote — che porta lo stesso nome e che nel frattempo è diventato uno dei più apprezzati scrittori del suo paese — si metterà sulle tracce di quella storia. Nasce da qui “Canción”, il romanzo di Eduardo Halfon pubblicato dal Saggiatore nella traduzione di Ilide Carmignani, a cui è dedicata la nuova puntata di "Incipit".
"In famiglia, di quel rapimento non si parlava quasi mai - racconta Halfon nell'intervista - Era quasi un tabù". Tutto cambia quando, per caso, lo scrittore trova un libro che contiene il racconto in prima persona di uno dei guerriglieri coinvolti nel sequestro. Da quella scoperta nasce un’indagine personale che porterà Halfon a incontrare alcuni dei rapitori ancora in vita e a consultare dossier desecretati. Una vicenda cruenta, dove però la violenza non viene quasi mai mostrata direttamente, restando quasi sempre allusa o sottintesa. "L’attesa della violenza è persino peggiore della violenza stessa - dice Halfon - Non ho bisogno di descriverla: mi basta far percepire che è lì intorno".
L'intervista è disponibile anche come podcast in tutte le principali piattaforme cercando la rubrica "Incipit -Tra le righe" o selezionando l'episodio nella playlist che si trova qui sotto.