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Scala, la storia d’Italia nei palchi: in 5 atti “l’altro spettacolo”. Tra trame e flirt

6' di lettura

Una mostra, al museo del teatro, ricostruisce l’identikit dei proprietari dei palchi dal 1778. Veri e propri salotti tanto cari alle donne, pagati quanto una casa a Parigi, in cui andare in scena con abiti e gioielli. Piccoli affacci per chiacchiere e spiare i vicini

Pagati quanto un appartamento a Parigi, arredati con gusto dal proprio architetto per essere trasformati in veri e propri salotti “fuori casa” dove poter chiacchierare a suon di musica. Piccoli affacci riparati in cui origliare e spiare i vicini senza farsi troppo notare, tessere trame amorose o politiche avvolti in scenografici costumi firmati. E’ la storia dei palchi del Teatro alla Scala di Milano che riaffiora grazie a una mostra (FOTO), che si inaugura oggi al museo del Piermarini. 180 anni di vita, musica e racconti. Di serate vissute in quelle piccole stanze aperte su uno dei palcoscenici più importanti al mondo in cui la cultura incontra e si sovrappone alla mondanità. Dai Trivulzio ai Litta, dai Belgioioso ai Visconti le vicende delle grandi famiglie milanesi proprietarie dei palchi si intrecciano a quelle dei patrioti come Luigi Porro Lambertenghi, Federico Confalonieri e Silvio Pellico. O dei più importanti scrittori come Foscolo, Parini, Manzoni o Stendhal. E così, quell’albero genealogico di possessori e ospiti dei palchi della Scala ricostruito grazie a un progetto di ricerca curato da Franco Pulcini restituisce uno spaccato diverso della storia d’Italia.
“Abbiamo ruotato i riflettori del palcoscenico sul pubblico. Abbiamo fatto un giro di 180 gradi” spiega la direttrice del museo Donatella Brunazzi. “Mi ha colpito questa visione che lo spettacolo siano i palchi più del palcoscenico” aggiunge a Sky Tg 24 la senatrice Liliana Segre, presente all’inaugurazione alla sua prima uscita pubblica con la scorta.
Ed ecco, per usare una terminologia propria del teatro, i cinque atti dello spettacolo andato in scena dall’altra parte del palcoscenico.

Primo atto: la vendita

Tutto è iniziato nel 1778, quando i palchi del Teatro alla Scala di Milano, ricostruiti dopo un grande incendio, furono messi in vendita. “Sono andati subito a ruba perché tutti volevano averne uno” ricorda a Sky Tg24 Pier Luigi Pizzi, il curatore della mostra. “Si è capito subito che sarebbe stato uno status simbolo. Le famiglie dovevano avere il palazzo in città, la villa in Brianza, la cappella di famiglia al Cimitero monumentale ma soprattutto un palco alla Scala”. Quanto costavano? “Moltissimo. Stendhal (assiduo frequentatore della Scala nei suoi soggiorni milanesi, ndr) ha detto addirittura che con quello che si spendeva per un palco alla Scala si poteva comprava un appartamento a Parigi” sottolinea Pizzi.

Secondo atto: un salotto caro alle donne

Le prime ad innamorarsi di quel piccolo spazio affacciato su uno dei palcoscenici più prestigiosi al mondo sono state le donne. “Le dame hanno capito subito che poteva diventare un salotto. Per questo bisognava anche arredarlo con gusto, chiamando il proprio architetto. Mantenendo uno stesso stile ma personalizzandolo. Le signore hanno intuito che era un punto di osservazione da cui si poteva vedere non soltanto lo spettacolo ma anche ciò che accadeva negli altri palchi. Si poteva, insomma, spiare”. Non solo trame  amorose e politiche però. Dai 155 palchi del Teatro alla Scala di Milano le donne potevano mostrarsi. Potevano esibirsi con i loro abiti firmati dagli stilisti più in voga del momento e i loro gioielli più preziosi. In mostra ci sono alcuni degli abiti indossati dalle dive di un tempo. Come quelli di Elizabeth Taylor, Grace di Monaco, Valentina Cortese, Gioia Marchi Falk firmati da Valentino, Mila Schoen e Chanel. L’appuntamento più importante è ovviamente la serata inaugurale che nel 1951 viene spostata dal 26 al 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio.
Tra le dame che hanno calcato i palchi della Scala Pizzi ricorda “Clarina Maffei, amica e protettrice del giovane Verdi, Cristina Trivulzio e Teresa Confalonieri legata alle vicende del marito Federico”.

Terzo atto: gli uomini spettatori

Le donne sono state le vere protagoniste dello spettacolo fuori dal palcoscenico. “In questi palchi si sono intrecciate tante trame. Certo amorose ma anche molto politiche. E a tesserle erano soprattutto le signore perché gli uomini spesso si defilavano a giocare nel foyer. Anche Manzoni, per esempio, era un giocatore accanito – ricorda Pizzi - Gli uomini spesso, più che per la rappresentazione, venivano qui per passare una serata. Tutto si svolgeva scambiando gossip ma anche cose importanti da un punto di vista politico”.
E così, nel sito web che mappa e rende disponibili tutte le informazioni sui 1223 proprietari dei palchi, che sarà messo on line in occasione della prima del 7 dicembre ma che è già consultabile all’interno della mostra, è possibile anche curiosare tra i giochi più in voga tra i signori che frequentavano il teatro. Come le carte o i dadi. 

Quarto atto: aneddoti e curiosità

Tanti gli aneddoti e le curiosità riemersi dalla ricerca fatta da giovani studiosi di musicologia del Conservatorio in un progetto coordinato da Franco Pulcini. Come quel bigliettino ritrovato firmato da  Giuseppe Verdi in cui il celebre compositore “scriveva alla direzione del teatro per chiedere di ritrovare una spilla che sua moglie aveva perso in un palco” racconta Pizzi. “O quando l’imperatrice Sissi è venuta qui in visita ufficiale con il consorte. Quella sera rimasero stupiti nel vedere che i palchi erano occupati da strana gente. Poi si è scoperto che gli aristocratici non erano andati alla Scala, avevano disertato e mandato i loro domestici”.

Quinto atto: l’esproprio e i palchi oggi

Così, con un click su un singolo palco all’interno della mappa digitale, si apre il sipario sui proprietari, ospiti e gli affittuari. Fino al 1920, anno in cui si costituisce l’Ente Autonomo e il Comune inizia l’esproprio. “Cosa è cambiato oggi? I palchi non sono più di proprietà ma sono degli abbonati. Il palco è un luogo molto intrigante e ci siamo divertiti a raccontare cosa sia successo in questi 143 anni. La storia è passata dalla Scala e continua a passare da qui” sottolinea Pizzi. E in una grigia e piovosa giornata milanese in cui si inaugura la mostra risuonano ancora oggi le parole di Stendhal: “Piove, nevica fuori dalla Scala? Che importa. Tutta la buona compagnia è riunita in centottanta palchi del teatro”.

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