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Zerocalcare e la Roma fumettara

1' di lettura

Bentornati dopo l'abbuffata di Lucca. Ripartiamo dalla Capitale con due belle mostre: quella al Maxxi dedicata a Zerocalcare e la Roma Fumettara al Palazzo delle Esposizioni

Rebibbia- Flaminio, andata (e ritorno)

Rebibbia e il Maxxi – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, distano circa 14 chilometri e visti da fuori con Roma sembrano condividere i primi due numeri del cap e poco più. Da una parte la periferia difficile per antonomasia e quasi per cliché in cui l’unico vero monumento degno di nota è un carcere gigantesco. Dall’altra il Maxxi nell’elegante via Guido Reni, progettato dall’archistar Zaha Hadid, nel pieno del borghesissimo quartiere Flaminio dove il reddito medio è esattamente il doppio di Rebibbia. Eppure questo non è il racconto di un ragazzo che ce l’ha fatta, non è la storia già scritta di chi si lascia alle spalle le macerie per costruirsi una nuova vita in centro. No, non è questa la storia di Zerocalcare. Un po’ perché Zero a Rebibbia ci vive ancora, nonostante un successo editoriale con pochi precedenti che diventa una vera e propria “singolarità” se calato nel mondo dei libri a fumetti.Un po’ perché Michele Rech, questo il suo vero nome, ha messo Rebibbia sempre e comunque in tutti i suoi racconti fino a Macerie Prime, in cui il suo alter ago a fumetti fa i conti con il suo successo economico e sociale in mezzo agli amici di sempre alle prese con bandi di concorso impossibili e vecchi scheletri che non riescono a farli decollare nella vita. Un po’ perché Michele il liceo lo ha fatto a qualche centinaio di metri dal Maxxi, allo Chateubriand, dove studiano i figli di francesi (come la madre di Michele) e i figli dell’alta borghesia romana.   

“La mia più grande fatica è quella di tenere sempre tutto in equilibrio” ha raccontato Zerocalcare ai microfoni della nostra Denise Negri , quello stesso equilibrio che lo mantiene coerente tra l’aver creato quintali di copertine e manifesti per eventi più o meno off e “contro” per i centri sociali di mezza Italia e l’essere approdato poi ai circuiti più mainstream fino a un film tratto dal suo primo romanzo “La profezia dell’Armadillo” arrivato intanto a 18 edizioni e centomila copie vendute.  In mezzo le tavole per Repubblica e l’Espresso, una candidatura allo Strega e un ottimo reportage di guerra come Kobane calling ma anche i giorni di piombo del G8 di Genova 2001, uno spartiacque per la vita del fumettista romano.  Una carriera e una vita che troviamo nella prima personale al Maxxi fra poster, copertine, tavole dai suoi nove libri, magliette il tutto attorno tre filoni: Pop e Tribù, Resistenza e Politica, Non-reportage. 

Il titolo? Scavare fossati, nutrire coccodrilli. Maledetto equilibrio.

La Mostra è aperta fino al 10 marzo, l'ingresso costa 10 euro, il catalogo è edito da Bao e costa 21 euro

L’anima romana dei fumetti

C’è un Batman minaccioso, arrampicato su un palazzo di Lungotevere con alle spalle Castel Sant’Angelo e Thor e il suo martello davanti al Campidoglio. E poi Pasolini e Aldo Fabrizi e le vacanze romane con due romanticissimi Gregory Peck e Audrey Hepburn su una vespa tutta rosa. C’è Roma disegnata da chi alla capitale ha consacrato una delle più importanti istituzioni del fumetto in Italia.   Era il 1993 quando un gruppo di professionisti del fumetto decise di dotare Roma di una scuola di comics innovativa che sapesse fondere le nuove tecniche e tendenze con l’artigianalità di chine e matite: nacque così la Scuola Romana dei Fumetti. Negli anni decine di autori, sceneggiatori e artisti si sono alternati sui banchi dell’istituto di via Flaminia. Oggi una mostra celebra i 25 anni di attività nella prestigiosa sede del Palazzo delle Esposizioni: Roma fumettara. Una scuola di autori 25 anni in mostra è un racconto fatto con opere di docenti o ex allievi della Scuola: da Massimo Rotundo (Tex) a Stefano Caselli (Marvel) passando per Maurizio Di Vincenzo disegnatore di Dylan Dog. Non mancano chicche di illustri ex alunni e ora docenti come Lillo e Greg, al secolo Pasquale Petrolo e Claudio Gregori,  il popolare duo di attori-cantanti che si conobbero proprio mentre lavoravano come fumettisti in una casa editrice romana. Un’attività di vignettisti che condividono con un’altra star della radio: Max Paiella, anche lui attore, cantante e anche lui con un passato insospettabile di fumettista.

Roma e fumetti insieme, davvero da non perdere.  

La Mostra resterà aperta fino al 6 gennaio. L'ingresso è gratuito. 

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