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Zerocalcare, a novembre al museo Maxxi di Roma la prima mostra

La mostra sarà curata da Giulia Ferracci e realizzata con la collaborazione di Silvia Barbagallo (foto tratta dal profilo Facebook di Zerocalcare)
3' di lettura

La personale andrà avanti fino al 10 marzo 2019 e ospiterà poster, un'ampia selezione di illustrazioni, copertine di dischi, una selezione di tavole originali e un lavoro disegnato dall'artista per l'occasione

A partire dal 10 novembre al museo Maxxi, a Roma, verrà ospitata la prima personale dedicata a Zerocalcare "che sarà una roba abbastanza gigante e che comprenderà quasi tutto quello che ho fatto negli ultimi 20 anni. Che significa che ci starà tutta la produzione più recente, blog libri armadilli e tricchettracche, però anche un sacco di altre cose mai viste dal pubblico fuori dalla nostra riserva indiana, comprese locandine di concerti, poster, copertine di fanzine e altro". A spiegare il contenuto della mostra, in un post su Facebook, è lo stesso artista che nei suoi fumetti ha descritto i sogni e le frustrazioni di un’itera generazione, cresciuta tra precariato e web, tra il G8 di Genova e le serie tv.

Tutta la carriera in mostra

Curata da Giulia Ferracci e realizzata con la collaborazione di Silvia Barbagallo, la mostra durerà fino al 10 marzo 2019. L’obiettivo della personale è ripercorrere tutti gli anni del lavoro di Zerocalcare, in arte Michele Rech, lasciandosi trasportare nella scena underground, grande fonte d’ispirazione per il fumettista italiano. Negli spazi Extra MAXXI, saranno esposti poster, un'ampia selezione di illustrazioni, copertine di dischi, una selezione di tavole originali dei suoi nove libri, magliette, loghi, etichette per bevande e un lavoro disegnato dall'artista per l'occasione.

Messaggio rivolto "alle persone coinvolte in questa storia"

Una parte della mostra, come ha spiegato Zerocalcare nel post, "alluderà a un pezzo di storia che è anche mia ma che non è solo mia, bensì di una o più comunità, o tribù ocomelevogliamochiamare". Ci saranno, infatti disegni per concerti di spazi occupati "che esistono ancora e altri che sono stati sgomberati da tempo", fumetti fatti per raccontare le storie "di fratelli nostri che non ci sono più", "illustrazioni di botte prese e botte date e per amici e amiche in galera". Opere che, spiega il fumettista, sono state realizzate dalla sua mano ma che "quasi sempre li abbiamo pensati insieme, cercando di mettere d’accordo assemblee di un sacco di teste divergenti; a volte li hanno impaginati altri, contribuendo a rendere uno scarabocchio in bianco e nero un manifesto. Molti sono il frutto di collaborazioni e complicità e lavoro collettivo". Per questa ragione "conoscendo le nostre variegate sensibilità" e "visto il contesto per cui sono nati, capisco se qualcuno non vuole che il nome del suo gruppo o del suo spazio o di un pezzo della storia sua finisca in un museo, con tutto quello che comporta". Una scelta legittima che, spiega Zerocalcare, verrà rispettata.

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