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Lehman Brothers, storia di un fallimento

Economia

Mariangela Pira e Silvia Monsagrati

Il 15 settembre 2008 il crac della Lehman Brothers (foto: archivio Getty)

Le tappe principali che hanno condotto la quarta banca d'affari degli Stati Uniti al crac finanziario nel settembre del 2008

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Dall'incremento dei tassi di interesse della Fed fino allo scoppio della crisi finanziaria globale: ecco le tappe principali che hanno portato la Lehman Brothers al crac del 15 settembre 2008.

30 giugno 2004

La Fed inizia ad alzare i tassi di interesse. Così tanto che a giugno 2006 il costo del denaro aveva toccato il 5.25%, rimanendo a quel livello fino all’agosto del 2007. Lo scenario precedente il 2004 era quello dei tassi bassi, dei costruttori spregiudicati, dei banchieri disposti ad offrire formule di mutui fantasiose con un unico obiettivo: convincere gli americani che avrebbero potuto ottenere un mutuo, anche spropositato rispetto al loro reddito, anche se non potevano offrire garanzie. Poi arrivò, a causare la tempesta perfetta, l'aumento dei tassi di interesse, delle rate, e il crollo dei prezzi delle case: sempre più famiglie smisero di pagare la rata del mutuo, mentre il valore della casa offerta in garanzia non copriva più l'importo del prestito.

2005 - 2006

I primi segnali di un cambiamento, come raccontano due dati. Il primo, la proprietà della casa negli Stati Uniti aveva raggiunto il suo picco, il 70%. Nell’ultimo trimestre di quest’anno i prezzi delle case hanno iniziato a crollare, portando nel 2006 ad un declino del 40% dell’Indice USA della Costruzione delle Case. Ad essere influenzato non fu solo chi acquistava muove case ma coloro che l’avevano acquistata senza averne le possibilità, che non potevano sopportare i più alti tassi d’interesse e che hanno iniziato il default sui loro prestiti.

Febbraio – marzo - aprile 2007

Questo antipasto ha fatto sì che il 2007 non iniziasse proprio sotto le migliori premesse. Ogni mese, un finanziatore cosiddetto subprime (ovvero che presta ad un tasso di interesse più alto di quelli stabiliti dal mercato a soggetti che a causa del basso reddito non offrono sufficienti garanzie di restituzione del capitale) dichiarava bancarotta. Febbraio e marzo sono i due mesi chiave in cui più di 25 finanziatori subprime presentarono istanza di fallimento. Era già abbastanza per creare un primo tsunami. La parola subprime inizia ad incuriosire la stampa e si scrivono i primi articoli sul tema.

Agosto 2007

Questa è una data importantissima perché fu chiaro a tutti che il mercato finanziario non avrebbe potuto risolvere da solo questa crisi. Il problema infatti si sparge al di fuori dei confini statunitensi con il fallimento della banca britannica Northern Rock, che chiede alla Bank of England fondi d’emergenza visti i problemi di liquidità. E’ il momento in cui le banche centrali si uniscono per prevenire ulteriori catastrofi. Non sanno che, a quel punto, i problemi veri non sono neanche iniziati. E’ semplice a questo punto comprendere quale sia stato il mix letale alla base dello scoppio della crisi dei mutui subprime, destinata a trascinare con sé non solo le banche che avevano sottoscritto quei mutui, ma anche le banche d'affari – piene di strumenti finanziari che a quei mutui erano collegati. Ecco dunque l’ultimo ingrediente: la finanza spericolata, poco regolamentata di quegli anni, spesso architettata da pesonaggi meno noti al grande pubblico.

Gennaio 2008

La quarta banca d’affari americana, Lehman Brothers, annuncia il taglio di 1.300 posti di lavoro. Due mesi dopo comunica al mercato risultati in calo del 57% rispetto all’anno precedente.

17 marzo 2008

Crac di Northern Rock, allora il quinto istituto della Gran Bretagna. Era specializzato nella concessione di mutui immobiliari ma con un modello di business molto sbilanciato: prestava a lungo termine finanziandosi però a breve. Di conseguenza la mancanza di fiducia le è stata fatale: i clienti sono corsi agli sportelli per ritirare i soldi, le altre banche non le hanno fatto più credito. Ad evitare il collasso interviene il 14 settembre la Banca d’Inghilterra. La banca verrà nazionalizzata temporaneamente dal governo britannico nel 2008. Chiuderà definitivamente nel 2012, finendo in pancia a Virgin Money.

7 settembre 2008

Lo Stato nazionalizza Fannie Mae e Freddie Mac, i due colossi del credito immobiliare.

9 settembre 2008

Le azioni di Lehman Brothers crollano in Borsa erodendo il 30% della sua capitalizzazione (ovvero il valore di Lehman sul mercato), che il 9 settembre è pari a 6.8 miliardi di dollari. Noccioline rispetto al solo inizio anno, in cui la sua capitalizzazione era pari a 54.6 miliardi di dollari.

14 settembre 2008

Merrill Lynch viene venduta a Bank of America per 50 miliardi di dollari. Due giorni dopo lo Stato investirà 85 miliardi di dollari per salvare dalla bancarotta il colosso assicurativo AIG

15 settembre 2008

Ed eccola la data che è allo stesso tempo punto di arrivo di una crisi iniziata più di un anno prima, e detonatore di una seconda crisi, destinata negli anni successivi a travolgere finanza ed economia reale negli Stati Uniti e poi a contagiare banche e stati europei. Quel 15 settembre di 10 anni fa Lehman Brothers dichiarava bancarotta, sotto il peso di una montagna di debiti da oltre 600 miliardi di dollari. Falliti i tentativi in extremis del governo a stelle e strisce e della Federal Reserve di farla rilevare da altre banche, escluso il salvataggio pubblico, la banca venne abbandonata al suo destino, unica tra le grandi istituzioni finanziarie americane, mentre altre prima e dopo di lei furono salvate a suon di soldi dei contribuenti. Il panico sui mercati mondiali fu immediato, il contagio all'economia reale repentino. Solo negli Stati Uniti negli anni successivi vennero bruciati 9 milioni di posti di lavoro, e bisognò aspettare 6 anni prima che l'occupazione si riprendesse. Milioni di americani persero la casa. Le borse bruciarono migliaia di miliardi. Nessuno ha mai veramente pagato per tutto quello che è successo. Eppure i responsabili hanno tutti un volto e un nome.  A volte inaspettati, tanto che il Time ha stilato un elenco dove, tra i colpevoli, ha inserito anche i consumatori americani.