"Da questa mattina non c'è più nulla di acceso". Lo ha fatto sapere il direttore generale di Acciaieria d'Italia in amministrazione straordinaria Maurizio Saitta durante l'incontro con i sindacati al ministero del Lavoro. Una riunione che per gli stessi sindacati è stata "negativa": "Abbiamo bisogno che tutti i dubbi che abbiamo posto su questo sistema siano tolti dal tavolo", hanno spiegato Fim, Fiom e Uilm
Tutti gli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva sono stati spenti. "Da questa mattina non c'è più nulla di acceso", ha detto il direttore generale di Acciaieria d'Italia in amministrazione straordinaria Maurizio Saitta ai sindacati durante l'incontro al ministero del Lavoro sulla cassa integrazione. Le procedure di spegnimento degli altiforni sono iniziate negli scorsi giorni dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, che ha confermato il decreto dei giudici di Milano che stabiliva lo stop dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto.
Fiom Cgil: "Non sono stati in grado di darci garanzie che chiedevamo"
La notizia ha provocato la reazione dei sindacati che oggi si sono riuniti al ministero del Lavoro per un incontro sulla richiesta di cassa integrazione formulata da Acciaierie d'Italia, ex Ilva, per 8.600 dipendenti in conseguenza della fermata degli impianti dell'area a caldo. "L'incontro non è andato per niente bene", ha fatto sapere Loris Scarpa, della Fiom Cgil, uscendo dall’edificio al termine della riunione. "Noi abbiamo detto al ministero e all'amministrazione straordinaria che devono garantire la continuità degli stabilimenti e anche la continuità salariale dei lavoratori", ha chiarito Scarpa, precisando che i sindacati non accettano "l'idea per cui questi decidono di cambiare il sistema di pagamento delle retribuzioni dei lavoratori con il pagamento diretto dall'Inps con ricadute sui lavoratori". Il segretario generale della Fiom ha poi aggiunto: "Non sono stati in grado di darci tutte le garanzie che chiedevamo in merito alle retribuzioni dei lavoratori, per cui il ministero ha aggiornato l'incontro a martedì. Ma la situazione rimane grave e presumiamo che non vi siano le condizioni per addivenire ad alcun tipo di accordo se qui non ci garantiscono un futuro di ripresa con il lavoro".
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Incontro su cassa integrazione riaggiornato al 10 novembre
Come hanno reso noto i sindacati Fim, Fiom e Uilm, l'incontro al ministero del Lavoro riguardo l'esame congiunto della richiesta di cassa integrazione straordinaria per gli oltre 8mila lavoratori ex Ilva è stato riaggiornato a martedì 10 novembre. "Abbiamo bisogno che tutti i dubbi che abbiamo posto su questo sistema siano tolti dal tavolo", hanno spiegato le firme sindacali.
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Fim Cisl: "No all'azzeramento del fondo decarbonizzazione"
La scelta del governo di azzerare i fondi per la decarbonizzazione è stata invece ampiamente criticata dal segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, che ha contestato lo spostamento dei 720 milioni di euro verso altri capitoli di spesa. "Una scelta grave e inaccettabile, in aperta contraddizione con gli impegni assunti dal governo con le organizzazioni sindacali", ha commentato il leader della firma sindacale che ha richiamato gli impegni assunti il 27 ottobre a Palazzo Chigi per affrontare la crisi dell'ex Gruppo Ilva, che coinvolge oltre 15mila lavoratori tra occupazione diretta e indotto. "Quegli impegni - ha spiegato - hanno l'obiettivo di individuare soluzioni concrete per salvaguardare l'occupazione, impedire qualsiasi processo di licenziamento, garantire la continuità produttiva e, soprattutto, sostenere un vero progetto di rilancio industriale fondato sulla decarbonizzazione".
Anche le opposizioni contro l'azzeramento dei fondi per la decarbonizzazione
Allo stesso modo le opposizioni hanno definito grave l'azzeramento dei fondi per la decarbonizzazione. Una decisione, hanno dichiarato le senatrici di Italia Viva Annamaria Furlan e Silvia Fregolent, che "rischia di compromettere definitivamente il futuro dello stabilimento di Taranto e dell'intera siderurgia italiana". Dello stesso parere Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale e senatore del Pd: "Lo scorso 27 ottobre, a Palazzo Chigi, l'esecutivo aveva assunto impegni precisi con i sindacati: tutelare l'occupazione, evitare i licenziamenti, garantire la continuità produttiva e sostenere un rilancio industriale fondato sulla transizione ecologica. A distanza di pochi giorni, quelle parole vengono smentite dai fatti".