Carburanti, Eni estende il tetto ai prezzi per tutto l'anno

Economia

"Confermiamo che manterremo il concetto di price cap fino a fine anno", ha annunciato l'amministratore delegato Claudio Descalzi. "Per quando riguarda il suo livello, attualmente a 2,25 euro per il gasolio e a 1,99 euro per la benzina (come annunciato a inizio ottobre), monitoreremo le dinamiche di mercato e di prezzo, nonché le forniture effettivamente disponibili in rapporto alla nostra struttura logistica, per valutarlo nel corso del periodo"

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Altri due mesi di tregua per le tasche degli automobilisti italiani. L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha confermato ufficialmente la proroga del tetto ai prezzi di diesel e benzina presso le stazioni di rifornimento Enilive fino alla fine dell’anno. Una decisione, spiega, presa "per andare incontro ai bisogni dei nostri clienti", sostenuta anche dai solidi risultati finanziari della compagnie energetica di Stato, che continua a registrare importanti profitti.

"Tetto fino a dicembre, valutiamo le cifre"

Il piano di Eni prevede un monitoraggio continuo e flessibile per rispondere alle forti oscillazioni dei mercati internazionali. "Stiamo facendo dei ragionamenti per continuare con il tetto ai carburanti", ha dichiarato Descalzi in un colloquio con La Repubblica, precisando che l'andamento dei prezzi viene valutato su base mensile. A inizio ottobre il limite massimo per il diesel era stato fissato a 2,25 euro al litro, anche se i prezzi reali alla pompa si sono attestati al di sotto di tale soglia, toccando i 2,19 euro. "Sicuramente avremo un tetto fino a fine anno, dobbiamo solo ragionare sui livelli di prezzo", ha annunciato il manager. La cautela è d’obbligo: le quotazioni internazionali del gasolio restano estremamente volatili e l'offerta sul mercato globale è ancora scarsa. Una pressione analoga, seppur minore, si registra anche sul fronte della benzina.

L'equilibrio per evitare il rischio scorte

La definizione della soglia massima non è una semplice operazione matematica. Per stabilire i prezzi, Eni analizza costantemente le condizioni del mercato e le quotazioni internazionali, incrociando i dati con la disponibilità reale delle forniture e la capacità logistica dell'intera rete di distribuzione. L'obiettivo strategico è evitare che l'imposizione di un prezzo eccessivamente basso possa generare un picco di richieste insostenibile, con il conseguente rischio di esaurimento del carburante e il blocco delle stazioni di servizio.

L'effetto domino sulla concorrenza

La strategia del Cane a sei zampe – fortemente caldeggiata dal governo Meloni – ha preso il via un mese fa, proprio mentre svanivano gli effetti del taglio statale sulle accise. Eni si era mossa per prima bloccando i prezzi a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il diesel, quest'ultimo poi rimodulato a 2,25 euro in seguito alla rimozione dello sconto fiscale di 6 centesimi da parte dell'esecutivo. La contromossa di Eni ha innescato una reazione a catena nel settore, costringendo i principali competitor come Ip, Q8 e Tamoil ad adeguarsi per non perdere quote di mercato. Una dinamica che ha spinto al ribasso anche i listini delle pompe bianche e dei piccoli distributori indipendenti (che rappresentano quasi la metà dell'erogazione totale in Italia). 

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