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Salario minimo, dai portieri alle colf: chi guadagna meno di nove euro

Economia

Simone Spina

Le opposizioni hanno presentato una proposta di legge per introdurre una soglia minima alle retribuzioni di nove euro lordi l'ora. Inferiori a questo livello le paghe d'ingresso di operai agricoli, colf, badanti e impiegati della vigilanza privata. Questi ultimi hanno da poco rinnovato il contratto nazionale: si parte da poco più di 5 euro

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Lavorare nella portineria di un condominio a cinque euro e cinquanta centesimi lordi l’ora o fare la guarda giurata a poco più di sei euro. Non stiamo parlando del far west delle paghe ma del minimo previsto in un contratto collettivo nazionale di lavoro, cioè un accordo siglato da imprese e sindacati.

Cosa prevede il contratto nazionale

E’ il caso dei servizi di sicurezza e vigilanza privata, un settore da 100mila addetti, che ha protestato per mesi per avere stipendi più alti e che ha da poco siglato un’intesa che porterà, a regime, 140 euro in più al mese. Per chi però si trova al livello più basso d'impiego, il minimo parte da poco più di cinque euro. Questo è quanto raggiunto, dopo lunghe trattative, dalle maggiori confederazioni datoriali e Cgil, Cisl e Uil. E va peggio a chi ha la paga regolata da un accordo fra associazioni di imprese e sigle sindacali emergenti, cioè uno di quelli che spesso è definito “contratto pirata”.

Salario minimo per legge, la proposta

Siamo, in ogni caso, di fronte a un salario d’ingresso inferiore a quanto le opposizioni in Parlamento vorrebbero fosse stabilito per legge: 9 euro lordi l’ora, senza conteggiare trattamento di fine rapporto e tredicesima. Quello della vigilanza non è l’unico settore nel quale una soglia minima potrebbe contribuire ad alzare gli stipendi. Anche chi lavora nei campi o per colf e badanti si parte da retribuzioni molto magre. In Italia sono quasi due milioni gli italiani al di sotto dei nove euro e si arriva a 4,6 milioni se non si tiene conto di liquidazione e tredicesima.

La paga troppo bassa è incostituzionale

In attesa di capire se la proposta di legge sul salario minimo andrà in porto, la giustizia intanto fa il suo corso. Il tribunale di Milano, ad aprile, ha messo sotto controllo una cooperativa di vigilanza perché dava 5,37 euro lordi l’ora ai dipendenti, cioè 650 netti, sotto la soglia di povertà fissata dall’Istat. Più eclatante il caso di una donna receptionist in un grande magazzino nel padovano. Nonostante venisse applicato un contratto nazionale, prendeva meno di 4 euro: una cifra ritenuta dai giudici anti-costituzionale