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Manovra 2022: chi ci guadagnerebbe col taglio dell'Irpef? La simulazione

Economia

Lorenzo Borga

Con la manovra 2022 potrebbe essere tagliata l'aliquota del 38 per cento sul ceto medio. Ma a risparmiare maggiormente potrebbero essere i più ricchi. LO SKYWALL

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Il governo ha promesso di tagliare le imposte con la prossima legge di bilancio. Ci sono circa 8 miliardi di euro a disposizione che saranno utilizzati - molto probabilmente - per il taglio dell'Irpef, la tassa che colpisce soprattutto dipendenti e pensionati direttamente in busta paga.

Taglio delle tasse per il ceto medio

 

L'obiettivo principale dell'esecutivo, messo in chiaro anche nella legge delega fiscale, è la riduzione del peso fiscale sul ceto medio. Chi sostanzialmente guadagna tra i 28mila e i 55mila euro all'anno. Su questa fascia (anche su chi guadagna di più) pesa infatti un'aliquota Irpef elevata, il 38 per cento.

In caso di un taglio di questa aliquota a beneficiarne sarebbero tutti contribuenti che dichiarano più di 28mila euro all'anno (l'area grigia del grafico). Ricordiamo infatti che il salto di aliquota Irpef, quando cioè si passa da uno scaglione a quello successivo, non si applica su tutto il reddito dichiarato ma solo su quello aggiuntivo. Chi insomma guadagna, per esempio, 30mila euro all'anno si vedrà tassato il proprio reddito al 23 per cento fino a 15mila euro, al 27 fino a 28mila e al 38 per gli ultimi 2mila euro.

Chi pagherebbe meno? La simulazione

Nello scenario più semplice possibile - tre lavoratori che dichiarano solo reddito da lavoro dipendente e sfruttano la relativa detrazione - è possibile comprendere chi sarebbe beneficiato da un taglio netto dell'aliquota del 38 per cento, ipotizzando che sia tagliata di 4 punti percentuali al 34 per cento.

 

Il primo dipendente, che dichiara 28mila euro, non sarebbe interessato dallo sconto visto che il reddito sarebbe inferiore all'aliquota ridotta. Il secondo invece, dichiarante 41mila euro, si troverebbe proprio nel mezzo dello scaglione interessato: godrebbe quindi di un mezzo sconto, circa 500 euro all'anno. Il terzo dipendente invece, con un reddito di 75mila euro, potrebbe sfruttare l'intero sconto e pagare dunque più di 1000 euro di tasse in meno.

Sconto solo per un italiano su cinque

É dunque chiaro che il taglio della terza aliquota non beneficerebbe solo il ceto medio, ma anche i contribuenti più ricchi. Di quante persone stiamo parlando? Secondo i dati del Ministero dell'Economia del 2019, a godere di uno sconto fiscale sarebbe circa un italiano su cinque, il 21,2 per cento.

Tutti gli altri infatti hanno dichiarato nel 2019 meno di 28mila euro, e non sarebbero dunque interessati dallo sconto.

 

L'impianto dell'intervento sarebbe opposto a quanto fatto negli ultimi anni, con la riduzione delle imposte sui contribuenti più poveri. Il bonus Renzi prima e quello da 100 euro poi si concentravano infatti sui dipendenti meno agiati.

 

Ovviamente si tratta solo di una simulazione. Se infatti il governo decidesse di accompagnare il taglio dell'aliquota del 38 per cento con altre misure (per esempio ritoccando anche gli scaglioni più elevati) potrebbe ridurre l'effetto regressivo. E quindi evitare che a trarne maggiore profitto siano i più ricchi.