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Istat, calano le nascite del 4%: è il minimo storico dall’Unità d’Italia

Economia

L’Istituto rileva l’andamento della popolazione nel nostro Paese. Da quattro anni si registra una diminuzione e calano anche i nuovi nati stranieri. Con quasi 50 nazionalità differenti, l’Italia si certifica un Paese multietnico

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In Italia nascono sempre meno bambini: nel 2018 si è registrato un calo di 18mila neonati rispetto al 2017 (-4%). Lo certifica l’Istat nel Bilancio demografico 2018, rilevando come siano stati iscritti in anagrafe per nascita 439.747 bambini: è un nuovo minimo storico dall'Unità d'Italia. In più, la popolazione residente nel nostro Paese al 31 dicembre 2018 è diminuita di 124.427 unità (-0,2%). Si tratta del quarto anno consecutivo di diminuzione: dal 2015 sono oltre 400mila i residenti in meno, un ammontare superiore agli abitanti del settimo comune più popoloso d'Italia. In totale, al primo gennaio 2019 risiedono in Italia 60.359.546 persone, di cui l'8,7% sono straniere.

Il calo delle nascite in atto da oltre dieci anni

Il calo delle nascite a cui assistiamo è in atto dal 2008. Come ricorda l’Istat, già a partire dal 2015 il numero di nuovi nati è sceso sotto il mezzo milione. Nel 2018 il calo si registra ovunque ma è più accentuato al Centro (-5,1%). Per quanto riguarda le cause, si rileva come queste siano legate a fattori strutturali: tra questi, l'uscita dall'età riproduttiva delle generazioni molto numerose nate durante il baby-boom, e il minor numero di donne che entrano nell’età riproduttiva a causa della prolungata diminuzione delle nascite osservata a partire dalla metà degli anni Settanta.

I nati stranieri

L'incremento delle nascite registrato fino al 2008 era dovuto principalmente alle donne straniere. Ma negli ultimi anni ha iniziato progressivamente a ridursi anche il numero di stranieri nati in Italia, pari a 65.444 nel 2018 (il 14,9% del totale dei nati). Tra le cause del calo, la diminuzione dei flussi femminili in entrata nel nostro Paese, il progressivo invecchiamento della popolazione straniera, nonché l'acquisizione della cittadinanza italiana da parte di molte donne straniere. Le nascite di bambini stranieri si concentrano nel Nord-ovest (21,0%) e nel Nord-est (20,7%). L'Emilia-Romagna ha la percentuale più alta di nati stranieri (24,3%), la Sardegna la più bassa (4,5%).

Il declino demografico degli italiani

Dal 2015 è inoltre in calo il numero delle persone residenti in Italia, un dato che sarebbe di gran lunga peggiore se non fosse equilibrato dalla crescita dei cittadini stranieri. Il calo demografico è infatti interamente attribuibile alla popolazione italiana, che scende al 31 dicembre 2018 a 55 milioni 104 mila unità (-0,4%). Rispetto al 2014 la perdita di italiani è paragonabile alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677mila). L'Istituto fa notare che negli ultimi quattro anni i nuovi cittadini per acquisizione della cittadinanza sono stati oltre 638mila. Senza questo apporto, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1 milione e 300mila unità.

I cittadini stranieri

Al 31 dicembre 2018 sono 5.255.503 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe (+2,2% rispetto al 2017) e costituiscono l'8,7% del totale della popolazione residente. Il Report dell’Istat certifica anche che il numero di cittadini stranieri che lasciano il nostro Paese è in lieve flessione (-0,8%) mentre è in aumento l'emigrazione di cittadini italiani (+1,9%). In diminuzione anche il numero degli stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana (meno di 113mila nel 2018, il 23% in meno rispetto al 2017). Al 1° gennaio 2018 gli italiani per acquisizione di cittadinanza sono in totale oltre 1 milione e 340mila (il 56,3% sono donne). Sommando questa popolazione a quella dei cittadini stranieri si ottiene un contingente di quasi 6,5 milioni di cittadini stranieri o di origine straniera.

Un Paese multietnico

La presenza di quasi 50 nazionalità differenti con almeno 10mila residenti fa dell’Italia un Paese multietnico. Lo scorso anno, le differenti cittadinanze presenti in Italia erano in tutto 196. Le cinque più numerose sono quella romena (1 milione 207mila), albanese (441mila), marocchina (423mila), cinese (300mila) e ucraina (239mila), che da sole rappresentano quasi il 50% del totale.

Le migrazioni interne

L’Istat certifica poi la stabilità del movimento migratorio interno: nel 2018 più di 1 milione e 350mila persone hanno cambiato residenza. Gli spostamenti di popolazione avvengono prevalentemente dalle regioni del Mezzogiorno verso quelle del Nord e del Centro. Il tasso migratorio interno oscilla tra il -5,2 per mille della Calabria e il 3,5 per mille della provincia autonoma di Bolzano. Tutte le regioni del Sud e delle Isole presentano valori negativi, alle quali si aggiungono valori lievemente negativi anche di Marche e Umbria. Le migrazioni interne sono dovute anche ai movimenti degli stranieri residenti nel nostro Paese che, rispetto agli italiani, presentano una maggior propensione alla mobilità, su una direttrice simile. Anche se rappresentano l'8,7% della popolazione essi contribuiscono al movimento interno per il 18,1%.

Calano i decessi

Infine, l’Istituto di statistica registra il calo dei decessi in Italia (633mila unità nel 2018), in linea con un trend di aumento registrato a partire dal 2012, ma in calo rispetto al 2017 (-15mila). In un Paese che ha una popolazione che invecchia l’aumento tendenziale dei decessi è normale, così come lo sono le varie oscillazioni annuali. Queste possono essere date da diversi fattori: ad esempio, le condizioni climatiche (particolarmente avverse o favorevoli) e le epidemie influenzali stagionali. Nel 2018, la diminuzione del numero di decessi si registra in quasi tutte le aree, con un decremento più consistente nel Centro (-4,3%) e nel Sud (-4,4%). Solo nel Nord-ovest si registra un lieve aumento (+0,4%). Il tasso di mortalità è pari a 10,5 per mille, varia da un minimo di 8,3 per mille nella provincia autonoma di Bolzano a un massimo di 14,3 in Liguria ed è legato alla struttura per età della popolazione.