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I CIR: qualche esempio per capire come funzionerebbero

Economia

Mariangela Pira

Finanza & Dintorni

Il risparmio privato è una delle nostre ricchezze. Forse per questo è nata l'idea dei CIR, conti individuali di risparmio. Oggi faccio qualche esempio pratico di come potrebbero essere, per tutti.

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Eccoci dunque a parlare nuovamente di CIR, o conti individuali di risparmio.

La proposta prevede che ogni cittadino possa investire fino a un massimo di 3000 euro l'anno in titoli di stato con scadenza minima quinquennale. Lo scopo è quello di rendere più conveniente per le famiglie italiane il prestare soldi allo Stato. Un modo per riportare in Italia un'altra fetta di debito pubblico ed essere men dipendenti dalle incertezze dei mercati. "Fino a 3000 euro ci sarà uno sgravio fiscale", ha confermato Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. Quale? 

I dettagli mancano, ma proviamo a fare qualche ipotesi.

Lo Stato potrebbe decidere di non tassare i rendimenti. Esempio: la signora Rossi compra 3000 euro di BTP, che ai rendimenti attuali le fanno guadagnare 90 euro, sui quali dovrebbe pagare circa 10 euro di tasse (ad oggi la tassazione per chi investe in titoli di stato è pari al 12.5%). Lo Stato potrebbe decidere di azzerare anche questo prelievo. 

Seconda ipotesi. Il secondo sconto (più corposo) potrebbe essere far scalare dalle tasse parte della somma investita. E' ciò che spesso leggete scritto come detrazione.  

A livello nazionale l'emissione massima sarà pari a 15 miliardi di euro in totale ogni anno. Una piccola percentuale quindi del totale dei soldi che annualmente il Tesoro deve farsi prestare sul mercato e gli sconti fiscali sarebbero concessi solo a chi mantenesse i titoli nel cassetto fino alla loro scadenza naturale. La questione centrale, naturalmente, è capire quante famiglie italiane vorranno aderire a questa iniziativa. 

Vale la pena ricordare che se negli anni '80 le famiglie detenevano il 57% del debito, oggi hanno in mano direttamente appena il 6%. Occorre anche vedere se questa proposta sia ritenuta legale all'interno della cornice europea. Secondo alcune fonti che ho interpellato uno stato non può decidere di favorire fiscalmente un determinato tipo di investimenti rispetto a un altro, soprattutto se si aiuta lo stesso stato a finanziare il suo debito. 

Quel che è certo è che la Germania, per una volta, non si metterebbe di traverso. Piuttosto che chiedere aiuto ai contribuenti europei, sono gli italiani che dovrebbero investire in titoli di stato, scrive in soldoni l'economista della Bundesbank (la banca centrale tedesca) Karsten Wendorff. 

Eccoci dunque. La proposta prevede che ogni cittadino possa investire fino a un massimo di 3000 euro l'anno in titoli di stato con scadenza minima quinquennale. Lo scopo è quello di rendere più conveniente per le famiglie italiane il prestare soldi allo Stato. Un modo per riportare in Italia un'altra fetta di debito pubblico ed essere men dipendenti dalle incertezze dei mercati. "Fino a 3000 euro ci sarà uno sgravio fiscale", ha confermato Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. Quale? 
 
I dettagli mancano. Ma proviamo a fare qualche ipotesi. Lo Stato potrebbe decidere di non tassare i rendimenti. Esempio: la signora Rossi compra 3000 euro di BTP, che ai rendimenti attuali le fanno guadagnare 90 euro, sui quali dovrebbe pagare circa 10 euro di tasse (ad oggi la tassazione per chi investe in titoli di stato è pari al 12.5%). Lo Stato potrebbe decidere di azzerare anche questo prelievo. 
 
Seconda ipotesi. Il secondo sconto (più corposo) potrebbe essere far scalare dalle tasse parte della somma investita. E' ciò che spesso leggete scritto come detrazione.  
 
A livello nazionale l'emissione massima sarà pari a 15 miliardi di euro in totale ogni anno. Una piccola percentuale quindi del totale dei soldi che annualmente il Tesoro deve farsi prestare sul mercato e gli sconti fiscali sarebbero concessi solo a chi mantenesse i titoli nel cassetto fino alla loro scadenza naturale. La questione centrale, naturalmente, è capire quante famiglie italiane vorranno aderire a questa iniziativa. 
 
Vale la pena ricordare che se negli anni '80 le famiglie detenevano il 57% del debito, oggi hanno in mano direttamente appena il 6%. Occorre anche vedere se questa proposta sia ritenuta legale all'interno della cornice europea. Secondo alcune fonti che ho interpellato uno stato non può decidere di favorire fiscalmente un determinato tipo di investimenti rispetto a un altro, soprattutto se si aiuta lo stesso stato a finanziare il suo debito. 
 
Quel che è certo è che la Germania, per una volta, non si metterebbe di traverso. Piuttosto che chiedere aiuto ai contribuenti europei, sono gli italiani che dovrebbero investire in titoli di stato, scrive in soldoni l'economista della Bundesbank (la banca centrale tedesca) Karsten Wendorff. 
 
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Eccoci dunque. La proposta prevede che ogni cittadino possa investire fino a un massimo di 3000 euro l'anno in titoli di stato con scadenza minima quinquennale. Lo scopo è quello di rendere più conveniente per le famiglie italiane il prestare soldi allo Stato. Un modo per riportare in Italia un'altra fetta di debito pubblico ed essere men dipendenti dalle incertezze dei mercati. "Fino a 3000 euro ci sarà uno sgravio fiscale", ha confermato Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. Quale? 
 
I dettagli mancano. Ma proviamo a fare qualche ipotesi. Lo Stato potrebbe decidere di non tassare i rendimenti. Esempio: la signora Rossi compra 3000 euro di BTP, che ai rendimenti attuali le fanno guadagnare 90 euro, sui quali dovrebbe pagare circa 10 euro di tasse (ad oggi la tassazione per chi investe in titoli di stato è pari al 12.5%). Lo Stato potrebbe decidere di azzerare anche questo prelievo. 
 
Seconda ipotesi. Il secondo sconto (più corposo) potrebbe essere far scalare dalle tasse parte della somma investita. E' ciò che spesso leggete scritto come detrazione.  
 
A livello nazionale l'emissione massima sarà pari a 15 miliardi di euro in totale ogni anno. Una piccola percentuale quindi del totale dei soldi che annualmente il Tesoro deve farsi prestare sul mercato e gli sconti fiscali sarebbero concessi solo a chi mantenesse i titoli nel cassetto fino alla loro scadenza naturale. La questione centrale, naturalmente, è capire quante famiglie italiane vorranno aderire a questa iniziativa. 
 
Vale la pena ricordare che se negli anni '80 le famiglie detenevano il 57% del debito, oggi hanno in mano direttamente appena il 6%. Occorre anche vedere se questa proposta sia ritenuta legale all'interno della cornice europea. Secondo alcune fonti che ho interpellato uno stato non può decidere di favorire fiscalmente un determinato tipo di investimenti rispetto a un altro, soprattutto se si aiuta lo stesso stato a finanziare il suo debito. 
 
Quel che è certo è che la Germania, per una volta, non si metterebbe di traverso. Piuttosto che chiedere aiuto ai contribuenti europei, sono gli italiani che dovrebbero investire in titoli di stato, scrive in soldoni l'economista della Bundesbank (la banca centrale tedesca) Karsten Wendorff. 
 
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Eccoci dunque. La proposta prevede che ogni cittadino possa investire fino a un massimo di 3000 euro l'anno in titoli di stato con scadenza minima quinquennale. Lo scopo è quello di rendere più conveniente per le famiglie italiane il prestare soldi allo Stato. Un modo per riportare in Italia un'altra fetta di debito pubblico ed essere men dipendenti dalle incertezze dei mercati. "Fino a 3000 euro ci sarà uno sgravio fiscale", ha confermato Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. Quale? 
 
I dettagli mancano. Ma proviamo a fare qualche ipotesi. Lo Stato potrebbe decidere di non tassare i rendimenti. Esempio: la signora Rossi compra 3000 euro di BTP, che ai rendimenti attuali le fanno guadagnare 90 euro, sui quali dovrebbe pagare circa 10 euro di tasse (ad oggi la tassazione per chi investe in titoli di stato è pari al 12.5%). Lo Stato potrebbe decidere di azzerare anche questo prelievo. 
 
Seconda ipotesi. Il secondo sconto (più corposo) potrebbe essere far scalare dalle tasse parte della somma investita. E' ciò che spesso leggete scritto come detrazione.  
 
A livello nazionale l'emissione massima sarà pari a 15 miliardi di euro in totale ogni anno. Una piccola percentuale quindi del totale dei soldi che annualmente il Tesoro deve farsi prestare sul mercato e gli sconti fiscali sarebbero concessi solo a chi mantenesse i titoli nel cassetto fino alla loro scadenza naturale. La questione centrale, naturalmente, è capire quante famiglie italiane vorranno aderire a questa iniziativa. 
 
Vale la pena ricordare che se negli anni '80 le famiglie detenevano il 57% del debito, oggi hanno in mano direttamente appena il 6%. Occorre anche vedere se questa proposta sia ritenuta legale all'interno della cornice europea. Secondo alcune fonti che ho interpellato uno stato non può decidere di favorire fiscalmente un determinato tipo di investimenti rispetto a un altro, soprattutto se si aiuta lo stesso stato a finanziare il suo debito. 
 
Quel che è certo è che la Germania, per una volta, non si metterebbe di traverso. Piuttosto che chiedere aiuto ai contribuenti europei, sono gli italiani che dovrebbero investire in titoli di stato, scrive in soldoni l'economista della Bundesbank (la banca centrale tedesca) Karsten Wendorff. 
 
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Eccoci dunque. La proposta prevede che ogni cittadino possa investire fino a un massimo di 3000 euro l'anno in titoli di stato con scadenza minima quinquennale. Lo scopo è quello di rendere più conveniente per le famiglie italiane il prestare soldi allo Stato. Un modo per riportare in Italia un'altra fetta di debito pubblico ed essere men dipendenti dalle incertezze dei mercati. "Fino a 3000 euro ci sarà uno sgravio fiscale", ha confermato Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. Quale? 
 
I dettagli mancano. Ma proviamo a fare qualche ipotesi. Lo Stato potrebbe decidere di non tassare i rendimenti. Esempio: la signora Rossi compra 3000 euro di BTP, che ai rendimenti attuali le fanno guadagnare 90 euro, sui quali dovrebbe pagare circa 10 euro di tasse (ad oggi la tassazione per chi investe in titoli di stato è pari al 12.5%). Lo Stato potrebbe decidere di azzerare anche questo prelievo. 
 
Seconda ipotesi. Il secondo sconto (più corposo) potrebbe essere far scalare dalle tasse parte della somma investita. E' ciò che spesso leggete scritto come detrazione.  
 
A livello nazionale l'emissione massima sarà pari a 15 miliardi di euro in totale ogni anno. Una piccola percentuale quindi del totale dei soldi che annualmente il Tesoro deve farsi prestare sul mercato e gli sconti fiscali sarebbero concessi solo a chi mantenesse i titoli nel cassetto fino alla loro scadenza naturale. La questione centrale, naturalmente, è capire quante famiglie italiane vorranno aderire a questa iniziativa. 
 
Vale la pena ricordare che se negli anni '80 le famiglie detenevano il 57% del debito, oggi hanno in mano direttamente appena il 6%. Occorre anche vedere se questa proposta sia ritenuta legale all'interno della cornice europea. Secondo alcune fonti che ho interpellato uno stato non può decidere di favorire fiscalmente un determinato tipo di investimenti rispetto a un altro, soprattutto se si aiuta lo stesso stato a finanziare il suo debito. 
 
Quel che è certo è che la Germania, per una volta, non si metterebbe di traverso. Piuttosto che chiedere aiuto ai contribuenti europei, sono gli italiani che dovrebbero investire in titoli di stato, scrive in soldoni l'economista della Bundesbank (la banca centrale tedesca) Karsten Wendorff. 
 
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Eccoci dunque. La proposta prevede che ogni cittadino possa investire fino a un massimo di 3000 euro l'anno in titoli di stato con scadenza minima quinquennale. Lo scopo è quello di rendere più conveniente per le famiglie italiane il prestare soldi allo Stato. Un modo per riportare in Italia un'altra fetta di debito pubblico ed essere men dipendenti dalle incertezze dei mercati. "Fino a 3000 euro ci sarà uno sgravio fiscale", ha confermato Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. Quale? 
 
I dettagli mancano. Ma proviamo a fare qualche ipotesi. Lo Stato potrebbe decidere di non tassare i rendimenti. Esempio: la signora Rossi compra 3000 euro di BTP, che ai rendimenti attuali le fanno guadagnare 90 euro, sui quali dovrebbe pagare circa 10 euro di tasse (ad oggi la tassazione per chi investe in titoli di stato è pari al 12.5%). Lo Stato potrebbe decidere di azzerare anche questo prelievo. 
 
Seconda ipotesi. Il secondo sconto (più corposo) potrebbe essere far scalare dalle tasse parte della somma investita. E' ciò che spesso leggete scritto come detrazione.  
 
A livello nazionale l'emissione massima sarà pari a 15 miliardi di euro in totale ogni anno. Una piccola percentuale quindi del totale dei soldi che annualmente il Tesoro deve farsi prestare sul mercato e gli sconti fiscali sarebbero concessi solo a chi mantenesse i titoli nel cassetto fino alla loro scadenza naturale. La questione centrale, naturalmente, è capire quante famiglie italiane vorranno aderire a questa iniziativa. 
 
Vale la pena ricordare che se negli anni '80 le famiglie detenevano il 57% del debito, oggi hanno in mano direttamente appena il 6%. Occorre anche vedere se questa proposta sia ritenuta legale all'interno della cornice europea. Secondo alcune fonti che ho interpellato uno stato non può decidere di favorire fiscalmente un determinato tipo di investimenti rispetto a un altro, soprattutto se si aiuta lo stesso stato a finanziare il suo debito. 
 
Quel che è certo è che la Germania, per una volta, non si metterebbe di traverso. Piuttosto che chiedere aiuto ai contribuenti europei, sono gli italiani che dovrebbero investire in titoli di stato, scrive in soldoni l'economista della Bundesbank (la banca centrale tedesca) Karsten Wendorff. 
 
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I dettagli mancano. Ma proviamo a fare qualche ipotesi. Lo Stato potrebbe decidere di non tassare i rendimenti. Esempio: la signora Rossi compra 3000 euro di BTP, che ai rendimenti attuali le fanno guadagnare 90 euro, sui quali dovrebbe pagare circa 10 euro di tasse (ad oggi la tassazione per chi investe in titoli di stato è pari al 12.5%). Lo Stato potrebbe decidere di azzerare anche questo prelievo. 
 
Seconda ipotesi. Il secondo sconto (più corposo) potrebbe essere far scalare dalle tasse parte della somma investita. E' ciò che spesso leggete scritto come detrazione.  
 
A livello nazionale l'emissione massima sarà pari a 15 miliardi di euro in totale ogni anno. Una piccola percentuale quindi del totale dei soldi che annualmente il Tesoro deve farsi prestare sul mercato e gli sconti fiscali sarebbero concessi solo a chi mantenesse i titoli nel cassetto fino alla loro scadenza naturale. La questione centrale, naturalmente, è capire quante famiglie italiane vorranno aderire a questa iniziativa. 
 
Vale la pena ricordare che se negli anni '80 le famiglie detenevano il 57% del debito, oggi hanno in mano direttamente appena il 6%. Occorre anche vedere se questa proposta sia ritenuta legale all'interno della cornice europea. Secondo alcune fonti che ho interpellato uno stato non può decidere di favorire fiscalmente un determinato tipo di investimenti rispetto a un altro, soprattutto se si aiuta lo stesso stato a finanziare il suo debito. 
 
Quel che è certo è che la Germania, per una volta, non si metterebbe di traverso. Piuttosto che chiedere aiuto ai contribuenti europei, sono gli italiani che dovrebbero investire in titoli di stato, scrive in soldoni l'economista della Bundesbank (la banca centrale tedesca) Karsten Wendorff. 
 
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