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Riflessioni sull'informazione economica in tempi d'incertezza

Economia

Mariangela Pira

Finanza & Dintorni

L'informazione nei tempi di incertezza economica riguarda noi giornalisti, certo, ma anche chi ci ascolta. Si deve partire dai numeri e dai dati, lasciando da parte la politica. Ne parlo oggi nel mio blog. 

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In questi tempi di incertezza economica, tema che ci riguarda tutti, è basilare partire dai numeri e dai dati per fornire ai cittadini strumenti utili a orientarsi. Leggesi: lasciare a casa le considerazioni politiche perché agli italiani importa avere servizi di qualità a partire dalla sanità, infrastrutture funzionanti, una scuola che sia degna di tale nome. 

Quando si parla di spread non lo si deve strumentalizzare come arma contro questo o quel governo. Del resto, i livelli del debito pubblico non possono essere colpa di chi ha preso in mano ora le redini del paese. Ma nel contempo è dovere di chi è al governo guardare a questo numero con responsabilità e prudenza. I livelli del debito sono preoccupanti e una cosa è andare in deficit con un debito irrisorio, un'altra con il fardello che Roma ha sul groppone. Questi sono fatti. Non è una partita di calcio. Se l'Inter (prendo una squadra a caso ;) ) perde giocando male, non posso ostinarmi a dire che ha giocato bene. Ammetto che ha giocato male. A maggior ragione, quando si parla di cose serie come il futuro del nostro paese, il tifo va lasciato a casa.

Vi faccio un esempio. Una volta ho descritto il debito pubblico. Quando si parla a tutti, non solo agli esperti, il rischio è quello di semplificare troppo. Me ne rendo conto ma questo rischio lo corro, consapevolmente, perché il mio obiettivo è che tutti capiscano. Dire che il Tesoro vende i titoli di stato pagando gli interessi ai compratori e che se questi interessi salgono molto (perché siamo considerati cattivi debitori per cui ci prestano i soldi a interessi più alti) si accumula il debito, è verità. Mi è stato detto: eh, ma deve ricordare che si può stampare moneta. Vero. Ma oggi l'Italia non lo fa. Quando lo farà lo dirò (e su questo in macroeconomia sono diverse le scuole di pensiero. Io, per esempio, mi chiedo... come mai ci sono paesi sovrani che possono farlo e, nonostante questo, sono in difficoltà?)  

Per gli stessi motivi oggi non si può NON parlare di spread. Lo si è fatto anche con gli altri governi. Parlare di spread non coincide con 'parlare male del governo'. Il giornalista che lo fa, sbaglia. Lo spread, che è la differenza tra quanto rende un titolo di stato decennale tedesco, preso a punto di riferimento in Europa, e in questo caso un titolo di stato decennale italiano, non guarda alla politica. Pecunia non olet in finanza. Guardate Trump. Chi è più populista di lui? Eppure le borse americane, il Dow Jones nello specifico, proprio ieri hanno toccato un altro record. I soldi non hanno odore nè colore politico. E posso dire? Lo spread finora è stato benevolo con questo esecutivo. Lo ha accompagnato senza isterismi (per questo io evito in diretta parole come: Armageddon sui mercati, crollo delle borse, etc. Semplicemente creare panico non aiuta). Il rialzo dello spread dopo l'incertezza del voto di marzo era quasi dovuto, ma dopo lo scossone iniziale i mercati si sono messi alla finestra, in attesa. Altri governi sono stati colpiti dalla sua mannaia, questo finora non si può proprio lamentare. 

Ad ora nessuno di noi può parlare con certezza perché il Def non lo abbiamo ancora letto. Bisogna raccontare entrambi i punti di vista. Il governo (in particolare le parole della triade più prudente: Tria, Conte, Savona) dice: anche facendo più deficit il debito scenderà perché contiamo che porterà una maggiore crescita economica. I criticici dicono: senza riforme serie e investimenti mirati non ci sarà alcuna crescita. Bruxelles osserva ed è preoccupata del deficit. Che altro non è se non la differenza negativa tra quanto entra (es. tasse) e quanto esce (es. spese per la sanità, la scuola, le pensioni), ovvero soldi che non ci sono e che devo chiedere in prestito. Anche al mercato. Quindi le parole che uso sono importanti perché il mercato, che mi dovrà prestare i soldi, deve fidarsi di me. Tutto qui. 

Poscritto.  In questo mondo governato dai social è molto difficile fare informazione. Si viene fraintesi, si è tifosi quindi ci si lascia guidare dal preconcetto. Probabilmente in questi anni la nostra categoria avrebbe potuto fare di più o diversamente quindi, in parte, il pregiudizio è giustificato. Ma non bisogna generalizzare, questo dico. E' molto difficile confrontarsi con chi ha un cartone animato nella foto profilo e nomi tra i più disparati, e non reali. Io lo faccio perché credo nel confronto. Soprattutto quando le critiche sono educate. E' giusto ricevere anche critiche se il confronto è civile. Siamo tutti sullo stesso piano e credo che alla fine vogliamo solo un paese migliore.