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Startup in Italia: finanziamenti e agevolazioni

Economia
(Getty Images)

Le giovani imprese possono accedere a un registro speciale che garantisce tutele maggiori rispetto alle aziende mature. Ecco quali sono i vantaggi concessi

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Startup è un termine molto comune. Tuttavia i confini del suo significato non sono del tutto univoci. Nell'interpretazione anglosassone più ampia, si tratta delle imprese giovani e innovative, in grado di crescere rapidamente. Un'idea più restrittiva, invece, lega la startup solo all'età: è un'impresa nel suo stadio embrionale. La legislazione italiana, nel tentativo di stimolare il settore, ha optato per questa seconda interpretazione, aprendo un registro speciale per startup innovative.

Cos'è una startup innovativa

Sono ammesse al registro delle startup innovative le società costituite da meno di 5 anni, che hanno sede principale in Italia. Hanno accesso anche quelle con sede in un altro Paese dell'Ue, a patto che abbiano una sede produttiva o una filiale nel nostro Paese. Guardando ai bilanci, le startup innovative non devono aver distribuito utili né prodotto un fatturato annuo oltre i 5 milioni di euro. Sono escluse anche le società quotate e quelle che sono nate dopo una fusione o una cessione di ramo d'azienda. L'attività deve rivolgersi “allo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”. A questi requisiti di base, se ne deve aggiungere almeno uno tra questi tre: la startup deve avere un brevetto o un software registrato; la forza lavoro è costituita per almeno 1/3 da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori oppure per almeno 2/3 da soci o collaboratori in possesso di laurea magistrale; almeno il 15% del fatturato o dei costi (in base a qual è il maggiore dei due) è dedicato ricerca e sviluppo.

Le agevolazioni

L'accesso al registro delle startup innovative dà diritto a una serie di agevolazioni. La loro costituzione è gratuita con firma digitale; non dovranno pagare il diritto annuale dovuto alle Camere di Commercio; hanno la possibilità di gestire le quote del capitale in modo più flessibile; usufruiscono di deroghe per il ripianamento delle perdite. Le startup hanno anche maggiore flessibilità nella compensazione dell'Iva e nei rapporti di lavoro, con la possibilità di remunerare i propri collaboratori con strumenti di partecipazione al capitale sociale e i fornitori di servizi esterni attraverso schemi di “work for equity”. In pratica, lavoratori e fornitori possono essere pagati con una quota della società. Per cercare di attrarre capitali verso le startup, le norme prevedono agevolazioni fiscali per gli investitori: nel caso in cui l’investitore sia persona fisica, le agevolazioni si traducono in una detrazione IRPEF del 19% per investimenti fino a 500mila euro. Se è una società, il beneficio consiste in una deduzione dell’imponibile IRES del 20% per investimenti fino a 1,8 milioni. Visti i parametri economici spesso deboli, il registro fa da garante, coprendo fino all'80% del credito erogato dalla banca, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro.

Gli incentivi Smart&Start

In Italia sono disponibili anche le agevolazioni del programma Smart&Start, le cui risorse sono erogate da Invitalia, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa partecipata al 100% dal ministero dell'Economia. L'incentivo supporta le startup innovative tramite l'erogazione di un finanziamento a tasso zero. La cifra finanziata, che dovrà essere impiegata per lo sviluppo dell'impresa, può andare dai 100mila euro a 1,5 milioni di euro. Il finanziamento copre fino al 70% delle spese (quindi fino a poco più di un milione) e può arrivare all'80% (fino a 1,2 milioni) se la startup ha una compagine interamente costituita da giovani o donne o se tra i soci è presente un dottore di ricerca impegnato stabilmente all’estero da almeno 3 anni. Per accedere a Smart&Start non è necessario essere una società già costituita. Basta essere “un team di persone fisiche”. A patto che i progetti siano “caratterizzati da un forte contenuto tecnologico e innovativo; orientati allo sviluppo di prodotti, servizi e soluzioni nel campo dell’economia digitale, tesi alla valorizzazione dei risultati della ricerca pubblica e privata o al rientro dei ricercatori italiani dall’estero”.