Live In, viaggio nella fragilità delle nuove generazioni con Andreoli e Ricceri

Cronaca

Un viaggio nelle fragilità delle nuove generazioni, tra dipendenze digitali, affettive e comportamentali. L'intervista a Live In di Sky Tg24 agli psicoterapeuti Stefania Andreoli e Alberto Ricceri

"[La FOMO] è certamente un fenomeno estremamente contemporaneo che non possiamo scollegare dalla rivoluzione digitale e dal fatto che abbiamo l’illusione che tutti sappiano tutto di tutti gli altri". La psicoterapeuta Stefania Andreoli, ospite di Live In, l'evento in diretta di Sky Tg24 che si tiene presso il Teatro Gaber di Milano (SEGUI LA DIRETTA), parla di GenZ e del fenomeno "FOMO" (cioè "fear of missing out", la paura di essere tagliati fuori). "Ormai non abbiamo più un concetto di diario intimo, che ha sempre significato una narrazione personale da mettere sotto chiave e chiudere nel cassetto - spiega - Oggi chiunque abbia un account social fa un racconto di sé esibito agli altri. Qualcuno racconta anche inciampi e lacrime, ma generalmente si mostra come ci si trova nel posto dove bisogna essere". Questo, secondo la psicoterapeuta, "può generare l’idea che qualcuno conosca delle regole di vita e abbia accesso alla possibilità di varcare porte di socialità e divertimento che invece a qualcuno sono precluse". Da qui l'emergere di sensazioni di disagio, straniamento, inadeguatezza. "Come se non ci si percepisse meritevoli di essere su un'ipotetica lista come poteva essere un tempo nei locali". "Per la mia esperienza - ribadisce Andreoli - non esiste una forma di FOMO che vive nel vuoto: ha a che vedere con costrutti psicologici che sono il senso di se, l’autostima, la propria collocazione nel mondo".

 

Con Stefania Andreoli anche lo psicoterapeuta Alberto Ricceri, che invece ha parlato di dipendenza da Chemsex. “[Questo tipo di dipendenza] è inseribile all’interno di un contesto di dipendenze post-moderne”, ha affermato. “Il frutto dell’utilizzo di sostanze che non sono ancora classificate, sfuggono o non vengono intercettate o nominate correttamente all’interno dei servizi. È una dipendenza che si accoppia assieme a un’altra, che è quella della sessualità. L’abuso della sostanza vive un effetto amplificato dato dall’eccitazione sessuale. Le due cose si autoalimentano”. Per Ricceri il problema è che una volta avuto accesso a questo tipo di dipendenza, si teme che perdendola si perda anche la possibilità di vivere il piacere in un certo modo. “Questo porta a un riutilizzo costante della sostanza all’interno d un gruppo. Questa sostanza viene consumata all’interno di un contesto orgiastico dove la persona trova anche un’appartenenza identitaria che si sostituisce sempre di più alla dipendenza della persona. La sostanza ha come effetto collaterale la paranoia. Una situazione di allerta costante dove la persona teme per la sua vita, teme di essere perseguitata dall’esterno”. Ma quand’è che le persone iniziano a chiedere aiuto? “Quando iniziano a sentire l’utilizzo come un elemento distante dalla propria realizzazione personale o dei propri obiettivi di vita. Un’ego-distonia. La sostanza si separa dalla persona”.