Live In, Irene Roggero: "Social hanno alimentato seme di oscurità di mia figlia”

Cronaca

Dal palco del Teatro Lirico Giorgio Gaber si parla di tutela dei minori e responsabilità di famiglie, istituzioni e aziende. La testimonianza di Irene Roggero Ugues, mamma di Rossella, una ragazzina di 12 anni scomparsa a febbraio 2024

A Live In Milano, l’evento di Sky TG24 dal Teatro Lirico Giorgio Gaber (SEGUI LA DIRETTA), si parla di giovani e social. Un confronto sul ruolo delle tecnologie digitali, la tutela dei minori e le responsabilità di famiglie, istituzioni e aziende. A portare la sua testimonianza è Irene Roggero Ugues, mamma di Rossella, una ragazzina di 12 anni scomparsa tragicamente a febbraio 2024. Rossella ha deciso di mettere fine alla sua vita: una storia di dolore dalla quale ripartire. I segnali di allarme spesso ci sono ma non arrivano ai genitori, agli amici, alla comunità. I genitori di Rossella hanno scoperto nel suo telefono, solo troppo tardi, un buco nero nel quale lei si era già infilata: “Abbiamo trovato un mondo di elementi oscuri, ricerca di immagini che inneggiavano alla depressione, all’autolesionismo, che romanticizzavano addirittura il concetto. Lei ha iniziato a cercare in modo autonomo queste cose, siamo abbastanza convinti che non sia stata manipolata. Non so perché dentro di lei ci fosse questo seme di oscurità che poi, nell’arco di sei mesi, è stato innaffiato dai social che rafforzavano le sue ricerche”. 

Rossella si era creata un secondo profilo sui social del quale i genitori non erano a conoscenza. In questo profilo lei ha potuto mettere una data di nascita sbagliata che Instagram non ha rilevato. Questo è uno dei temi da sottolineare: va imposto e verificato per legge il limite di età altrimenti si lascia al genitore la delega completa di un controllo che è impossibile”. La 12enne, ha raccontato la madre, non ha chiesto aiuto: “I ragazzi devono sapere di poter chiedere aiuto. Noi adulti dobbiamo essere il primo esempio, ammettendo che abbiamo bisogno di aiuto, anche di psicoterapia. Non è uno stigma, così diamo l’esempio”.