Il gesto isolato di uno squilibrato, una vendetta per una sentenza, un'intimidazione verso i magistrati. Nessuna ipotesi viene scartata nelle ore successive all'attentato compiuto marterdì scorso alla sera contro il Palazzo di giustizia di Ivrea (Torino). Un ordigno è esploso davanti alla facciata intorno alle 21 provocando un gran boato, un incendio, molto fumo ma danni considerati sostanzialmente irrilevanti.
In quel momento gli uffici erano praticamente deserti: vi si trovava soltanto un pubblico ministero di turno. Ad agire è stato uno sconosciuto che ha scagliato l'oggetto verso l'edificio dopo essersi portato a ridosso della recinzione. La miccia gli ha permesso di dileguarsi prima dello scoppio. E insieme alla bomba è deflagrata anche la questione sicurezza.
La richiesta del comitato per l'ordine e la sicurezza di Torino è quello di arrivare un presidio permanente dell'esercito per rafforzare la sicurezza attorno al palazzo di giustizia di Ivrea, così come per le zone rosse, le aree più a rischio criminalità nelle città. Intanto la squadra mobile e la Digos della questura indagano per dare un nome al misterioso Unabomber. La competenza dei giudici e dei pm eporediesi ricade su un territorio che abbraccia una buona metà della provincia: un'area enorme, considerato il numero dei magistrati in servizio, dove il lavoro non manca.
Sono numerosi i fascicoli aperti per reati riconducibili alla delinquenza comune che in alcuni casi riguardano anche persone appartenenti famiglie legate storicamente alla 'ndrangheta. Fra le principali operazioni svolte nelle ultime settimane spiccano lo sgombero di un campo nomadi abusivo e un intervento in forze per stroncare un rave. Non vi sono grosse indagini sul fronte della galassia antagonista ma non si può ancora escludere che l'attacco possa rientrare in una nuova campagna a favore dell'anarchico Alfredo Cospito. Quanto ai No Vax, si è scoperto che il presunto capo di un gruppo di writer abita a Ivrea, però è processato a Torino; a febbraio una ventina di persone sono state assolte da irregolarità nei certificati medici di esenzione dal vaccino.
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