L'imprenditore rilasciato ieri in Venezuela dopo oltre 14 mesi di detenzione è arrivato questa mattina a Ciampino. Le sue prime parole ai giornalisti: "Sì ho temuto" potesse finire male. "Avevo paura che ci avrebbero ammazzato. Perché erano loro i terroristi, non noi dentro. Avevo paura di non rivedere i miei figli"
Secondo l'imprenditore, si è trattato di un sequestro di persona, con nessun diritto di difesa: "Qui pensavano che io fossi morto. Quando uno lede il diritto di difesa, il diritto di parlare… è stata una tortura. È stato un vero e proprio sequestro di persone (VIDEO) - ha affermato Burlò - ti prendo la tua vita e te la porto via, così è stato", ha sottolineato l'imprenditore torinese rispondendo ai cronisti.
Burlò: "Non violenze fisiche, ma eravamo isolati"
"Non posso dire che mi siano state fatte violenze fisiche, questo no. Ma non poter parlare con i figli o con l'avvocato, stare senza diritto di difesa, completamente isolati - ha precisato - ci davano un materasso piccolo piccolo. E visto che c'era la paura di cadere dalla parte superiore ci facevano dormire per terra con gli scarafaggi. Io la definisco l'Alcatraz peggiore", ha ribadito Burlò parlando del carcere piegando poi quale è stata la cosa più difficile da affrontare: "Non poter parlare con i miei figli. Non poter dire: 'papà sta bene, papà non è morto, papà c'è'", ha raccontato uscendo dall'aeroporto (SEGUI GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA).
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