Health, tumore del seno: l’Italia cura sempre prima e sempre meglio

Cronaca
Raffaella Cesaroni

Raffaella Cesaroni

Incidenza in aumento in tutto il mondo, sopravvivenza in crescita in Italia, screening in ripresa dopo l’emergenza Covid e nuove evidenze in adiuvante: è la fotografia più aggiornata del carcinoma mammario nel nostro Paese. Una fotografia che racconta perché prevenzione, organizzazione delle cure e innovazione scientifica stanno cambiando la storia clinica di migliaia di donne

Nel 2025 le nuove diagnosi oncologiche in Italia restano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, anche se – allargando l’attenzione - si registra un’incidenza in aumento in tutto il mondo negli ultimi anni. E soprattutto nelle donne sotto i 50 anni. Il dato che conta, però, è un altro: nell’ultimo decennio la mortalità per cancro è diminuita. Per il tumore del seno questo andamento si traduce in una sopravvivenza a 5 anni che in Italia è tra le più alte d’Europa, segno di diagnosi più tempestive e di percorsi terapeutici più efficaci. In pratica: a parità di incidenza, si vive più a lungo e meglio.

"Il tumore del seno non è più una condanna, e i numeri italiani lo dimostrano", afferma la prof.ssa Lucia Del Mastro, Professore Ordinario e Direttore della Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino – Università di Genova. "Sopravvivenze in crescita e qualità di vita migliore derivano da diagnosi precoci, terapie più efficaci e una maggiore continuità di cura. Il compito ora è consolidare questi progressi per tutte, ovunque".

Screening: coperture in crescita, ma servono reti più omogenee

La copertura della mammografia come esame preventivo è risalita nell’ultimo quinquennio, recuperando terreno rispetto agli anni pandemici che avevano segnato decine di migliaia di esami di controllo saltati. È un passo avanti che significa più diagnosi in fase iniziale, interventi meno invasivi e terapie più mirate. Resta però un nodo: le differenze territoriali. Al Sud si osservano ancora “viaggi della speranza” per la chirurgia senologica. Ridurre questa mobilità – consolidando Breast Units – non è solo una questione di equità: migliora gli esiti clinici e abbassa i costi sociali.

"Il rialzo delle coperture di screening è la miglior polizza vita per le donne", prosegue Del Mastro. "Ma il Paese va portato a un livello omogeneo: Breast Units multidisciplinari, volumi adeguati e percorsi condivisi tra territorio e ospedali riducono le complicanze, le recidive e persino l’impatto psicologico del percorso".

Il segnale da ESMO 2025

Dalla comunità scientifica arrivano nuove analisi in adiuvante per il tumore del seno HR positivo/HER2 negativo in stadio precoce ad alto rischio: per la prima volta da molti anni, uno schema intensificato aggiunto alla terapia endocrina standard ha mostrato un vantaggio in sopravvivenza globale, oltre a benefici duraturi nel controllo delle recidive locali e a distanza. Il messaggio è chiaro: identificare presto l’alto rischio biologico e trattarlo in modo mirato si traduce in più tempo di vita nel lungo periodo.

"Il risultato sull’OS in adiuvante è un punto di svolta", sottolinea il prof. Michelino De Laurentiis, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Clinica Sperimentale di Senologia, Istituto Nazionale Tumori – Fondazione Pascale di Napoli. "In HR+/HER2– ad alto rischio, aggiungere una terapia mirata alla terapia endocrina standard ha dimostrato di salvare vite nel lungo periodo. È la prova che l’intensificazione giusta, nelle pazienti giuste, cambia la storia naturale della malattia".

Personalizzazione e aderenza: la qualità delle cure fa la differenza

Nella pratica clinica il concetto di alto rischio si definisce con criteri clinico‑patologici (coinvolgimento linfonodale, grado istologico, dimensioni, indici proliferativi): selezionare chi può beneficiare di un’intensificazione in adiuvante è già parte dello standard. Accanto alla scelta terapeutica, contano aderenza e continuità: chirurgia in centri con team dedicati, radioterapia moderna, terapia endocrina ben gestita, riabilitazione, presa in carico psico‑nutrizionale. È così che il vantaggio “da studio” diventa vantaggio reale per le persone.

"La personalizzazione inizia prima della terapia: con una stratificazione del rischio rigorosa", evidenzia De Laurentiis. "Poi serve un ecosistema di cura: centri esperti, aderenza alle terapie, riabilitazione, supporto psico‑nutrizionale. Solo così il beneficio visto negli studi diventa beneficio nella vita delle pazienti".

"Il fattore‑chiave è la continuità», aggiunge Del Mastro. «La paziente deve essere accompagnata lungo tutto il percorso: dalla chirurgia alla radioterapia, fino alla terapia endocrina e ai controlli. L’aderenza non è un dettaglio: è una componente essenziale dell’efficacia".

L’importanza di una politica sanitaria

L’impegno nella ricerca, certamente, ma per le pazienti anche una politica sanitaria che dovrebbe:

  • Sostenere la prevenzione, consolidare lo screening mammografico ovunque, con inviti attivi e recupero rapido dei ritardi.
  • Rafforzare le reti di senologia, Breast Units multidisciplinari, volumi adeguati, percorsi condivisi tra territorio e ospedali.
  • Ridurre le disuguaglianze, colmare i divari Nord‑Sud nell’accesso a diagnosi e chirurgia di qualità.
  • Investire in ricerca e studi clinici perché l’innovazione in adiuvante dimostra che trattare meglio e prima salva più vite.

"La politica sanitaria è il moltiplicatore della scienza", sintetizza Del Mastro. "Prevenzione, reti e ricerca: se avanzano insieme, l’Italia può mantenere leadership di risultati e di equità".

Il messaggio alle pazienti e alle famiglie

Il tumore del seno non è una condanna. In Italia sempre più donne guariscono o vivono a lungo e bene con la malattia. La chiave è arrivare prima (aderire allo screening, rivolgersi a centri senologici qualificati) e seguire percorsi basati sulle prove. Le evidenze più recenti ci dicono che quando prevenzione, organizzazione e ricerca avanzano insieme, la sopravvivenza cresce.

"Il nostro messaggio è di speranza concreta", conclude De Laurentiis. "Screening, centri dedicati e terapie personalizzate: con questi pilastri, sempre più donne guariscono o vivono a lungo e bene".

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