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Dieta Barf, i rischi della moda alimentare per cani e gatti

6' di lettura

La diffusione di batteri e l’alta possibilità di trasmissione dalla ciotola al proprietario sono le ragioni che spingono i veterinari e sconsigliare la carne cruda, anche se congelata. Abbiamo spiegato perché nello speciale “Un piatto di salute”. VIDEO

“Almeno vedo quello che mangia”, “è più genuino”, “è più simile alla dieta che seguirebbe in natura”. Tanti proprietari di cani e gatti spiegano così il passaggio alla dieta “Barf”, ovvero il rifiuto di bustine e crocchette commerciali a favore della carne cruda. Quella che fino a cinque-sei anni fa era una scelta di nicchia sta guadagnando in popolarità, con la diffusione di siti per gli acquisti online e di negozi specifici sul territorio. Ma pochi proprietari sono consapevoli dei rischi legati a una dieta, non a caso, raramente raccomandata dai medici veterinari (UN PIATTO DI SALUTE, GUARDA L'INCHIESTA INTEGRALE)

Che cos'è la dieta Barf 

Barf è l’acronimo di Biologically Appropriate Raw Food, ma forse l’acronimo Bones And Raw Food è più esplicativo: carne e ossa rigorosamente crude. Questa dieta, diffusasi inizialmente negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania, ha trovato il suo successo nella sfiducia diffusa nei confronti dei mangimi industriali, ritenuti poco salutari e di oscura composizione. L’intento è quello di simulare il più possibile la dieta del cane e del gatto in natura, quindi prede mangiate crude, un po’ di verdure, formaggi o uova - soprattutto per i cani – alternati a periodici digiuni.

 

I dubbi dei medici veterinari

La Barf, molto popolare online, non è altrettanto diffusa tra i medici veterinari. Da un lato perché non esistono studi scientifici significativi che dimostrino i vantaggi sulla salute di cani e gatti rispetto all’alimentazione commerciale o a quella “casalinga”, ovvero cotta. Dall’altro perché i rischi correlati non riguardano solo gli animali domestici ma le famiglie con cui abitano, come ci ha spiegato la dottoressa Eleonora Fusi, medico veterinario esperto in Nutrizione presso la sede di Lodi dell’università di Milano.

Congelando la carne non si uccidono i batteri

Il principale motivo di allarme è legato alla diffusione dei batteri. Molti proprietari sono convinti che congelare la carne permetta di eliminare ogni pericolo, ma non è così: vale per difendersi dai parassiti (come l’anisakis) ma non dai batteri. I più comuni sono salmonella, campylobacter ed escherichia coli, che possono facilmente migrare dalla ciotola all’uomo. “Può accadere maneggiando la carne, accarezzando l’animale dopo il pasto oppure pulendo i loro bisogni”, ci ha spiegato Fusi, “cani e gatti infatti risultano spesso portatori sani e disseminano nell’ambiente i batteri senza che ce ne rendiamo conto”.

L’ammonimento del ministero

Proprio per combattere la diffusione della salmonella nel 2015 il ministero della Salute ha inserito la carne cruda per dieta Barf tra i campioni da analizzare nel Piano nazionale di controllo dei mangimi. E, raccomandando un’attenzione particolare per la carne cruda di pollo e anatra, nella relazione finale 2017 il ministero scriveva che “La presenza della salmonella nei mangimi, soprattutto nel petfood, rimane ancora un elemento a rischio per la salute animale ed umana”.

Analisi sui campioni comprati online, positivo il 10%

Abbiamo voluto verificare la presenza di batteri nella carne cruda venduta online, facendo analizzare venti campioni di carne di pollo, oca e macinati misti acquistati sul sito di un noto rivenditore Barf italiano. In due casi su venti è stata riscontrata la presenza di salmonella, con un’incidenza quindi del 10%. “Il risultato era prevedibile, visto che si tratta di scarti della macellazione”, ci ha spiegato Simone Stella, ricercatore di Ispezione degli alimenti di origine animale, “non c’è alcun modo da parte del rivenditore, così come del macellaio di fiducia o del proprietario, di avere la garanzia dell’assenza di batteri nella carne”.

I dubbi sul petfood industriale

Anche per la produzione di mangimi commerciali – crocchette e bocconcini ben noti ai proprietari di cani e gatti – vengono impiegati gli scarti della macellazione derivanti dalla filiera per il consumo umano. La differenza è che in quel caso le materie prime vengono cotte a temperature elevatissime durante il processo chiamato “estrusione”, uccidendo sia parassiti che batteri. Il rischio contagio perciò non è azzerato, ma considerevolmente ridotto. La cottura ad alte temperature riduce anche l’effetto benefico di alcuni nutrienti, come vitamine o taurina, che vengono riaggiunti industrialmente dopo la cottura. Questa è una delle ragioni per cui alcuni proprietari preferiscono la dieta Barf. Ma “non bisogna averne paura dei mangimi commerciali”, ci ha spiegato Eleonora Fusi, “la Barf sembra un ritorno al passato. Ne vale la pena quando una semplice cottura della carne potrebbe mettere al riparo dai rischi la mia famiglia?”.

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