Proteste a Trieste, il sindaco Dipiazza: "Sparo in testa a chi lancia bombe carta"

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Dopo le violenze in piazza della Libertà e il ferimento del vicario della questura, le dichiarazioni del primo cittadino hanno scatenato la dura reazione delle opposizioni, che ne hanno chiesto le dimissioni

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Le tensioni sociali registrate a Trieste negli ultimi giorni sono sfociate in uno scontro politico alimentato dalle dichiarazioni del sindaco di Forza Italia, Roberto Dipiazza, che commentando i violenti scontri avvenuti venerdì scorso in piazza della Libertà ha usato parole assai poco istituzionali: "La Costituzione prevede il diritto a manifestare, ma le manifestazioni devono essere pacifiche, se questi continuano a usare la violenza allora ci comporteremo di conseguenza: non possono pensare di occupare casa mia e se lanciano bombe carta nella mia città, allora io gli sparo in testa".

La tragedia al Porto Vecchio e la genesi della protesta

Per comprendere l'origine della tensione è necessario fare un passo indietro fino alla tarda serata dell'1 novembre. In uno dei magazzini dismessi e fatiscenti del Porto Vecchio, utilizzato come rifugio di fortuna da diversi migranti in condizioni igienico-sanitarie precarie, è divampato un violento incendio. Nella coltre di fumo sono rimasti intrappolati e hanno perso la vita soffocati due giovani: un ragazzo magrebino e una coetanea friulana. La tragedia ha scatenato la reazione dei movimenti antagonisti e delle reti di supporto, che attraverso un volantino hanno espresso la propria rabbia accusando le istituzioni locali di non voler risolvere l'emergenza dell'accoglienza.

Gli scontri in piazza e il ferimento di un funzionario

La protesta è esplosa venerdì in piazza della Libertà, area storicamente legata al ritrovo e all'assistenza dei migranti della rotta balcanica. Circa 200 manifestanti, giunti anche da Veneto e Lombardia, si sono radunati in zona. La situazione è precipitata quando un gruppo ha tentato di forzare l'ingresso dei locali inutilizzati dell'ex mercato, con l'intenzione di occuparli per destinarli a centro di accoglienza a bassa soglia. Ne sono nati violenti scontri con le forze dell'ordine: da un lato cariche di alleggerimento e manganellate, dall'altro lancio di estintori, pietre e una bomba carta. L'ordigno ha colpito alla testa il vicario della questura, Leonardo Boido, esplodendo fortunatamente solo dopo essere caduto a terra. Il funzionario è stato ricoverato per accertamenti, mentre il bilancio totale parla di cinque poliziotti e due manifestanti contusi.

Le reazioni politiche e la richiesta di dimissioni

Il fine settimana ha visto un imponente schieramento preventivo di reparti mobili in piazza che ha di fatto annullato una seconda manifestazione, ma il dibattito si è spostato interamente sulle parole del primo cittadino. Le opposizioni hanno condannato all'unanimità l'uscita di Dipiazza. Debora Serracchiani (Pd) ha definito gravissimo il fatto che un'istituzione evochi un'esecuzione sommaria, mentre Peppe De Cristofaro (Avs) ha invitato il sindaco a scusarsi o a rassegnare le dimissioni, reputando le sue frasi incompatibili con una carica pubblica. Critiche sono giunte anche dal segretario di Più Europa, Riccardo Magi, che ha attaccato i metodi comunicativi di Forza Italia, e da Osvaldo Napoli (Azione), che ha liquidato l'episodio richiamando il valore del silenzio.

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