Adinolfi: "Restituire soldi ai truffati? Lo farei, se potessi giocare a poker"

Cronaca

Il giornalista era stato arrestato per un presunto sistema di scommesse clandestine per 4,7 milioni di euro. Rispondendo alle domande del Gip del Tribunale di Roma ha riferito di avere tutte le intenzioni di restituire i soldi ricevuti, ma ne è impossibilitato, dato che le sue entrate sarebbero ferme proprio a causa dell’arresto

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"I soldi li restituirei, se mi faceste giocare a poker. Andrei alle finali mondiali, ma mi avete bloccato". Risponde così al gip Mario Adinolfi, di fronte alla richiesta su quali fossero le possibilità di restituire ai clienti i soldi investiti dietro promessa di facili guadagni con le scommesse sportive. 

L'ex parlamentare era stato arrestato lo scorso luglio con l'accusa di una truffa da 4,7 milioni di euro nell'ambito della cosiddetta "Scommessa Collettiva", un circuito attraverso il quale si raccoglievano milioni di euro da privati ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive, con somme che non sarebbero poi state restituite.  

E proprio la risposta di Adinolfi ha costituito una delle ragioni per cui il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta dell’ex parlamentare di tornare libero. 

L'inchiesta

Le motivazioni della decisione del tribunale riferiscono che "il pericolo di recidiva è (…) attuale perché Adinolfi ha esplicitato l'intenzione di continuare a giocare, evidentemente sempre con denaro altrui, visto che si è dichiarato (…) indigente". 

Adinolfi è accusato di aver utilizzato una parte dei soldi raccolti, circa un milione e seicento mila euro, per viaggi, l’acquisto di quadri, gioielli, barche. Soldi spesi anche - secondo quanto riportato da Corriere.it che cita le parole del tribunale – per la restituzione alla madre di un prestito, per pagare i canoni di locazione dell'appartamento dove Adinolfi vive con la propria famiglia e dell'immobile destinato a sede della formazione "Popolo della famiglia".

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