In Evidenza
Altre sezioni
altro

Per continuare la fruizione del contenuto ruota il dispositivo in posizione verticale

Napoli, i terremotati che da 41 anni vivono in ex manicomio (e ora rischiano lo sgombero)

Cronaca

Gaia Bozza

Negli anni successivi al terribile terremoto dell'Irpinia, nel 1980, oltre 150 famiglie furono ospitate in un manicomio in dismissione a Napoli. Dopo tanti decenni, diverse famiglie sono ancora in quello che oggi è un ex manicomio, aspettando una casa popolare, e rischiano di finire per strada. Oggi c'è un tavolo in Prefettura per scongiurare lo sgombero e trovare una soluzione dignitosa per loro. 

Il tuo browser non supporta HTML5

Condividi:

E' difficile spiegare il terremoto dell'Irpinia a chi non lo ha vissuto. Un'emergenza che portò migliaia di morti e 300mila persone che rimasero senza casa, scandali e ferite. E' difficile anche spiegare i manicomi a chi non ha vissuto quell'epoca. Veri e propri lager nei quali veniva rinchiusa la sofferenza. E' difficile spiegare l'unione di queste due situazioni. Che ci sono state. E in qualche modo, ci sono ancora. 

Perché i terremotati dell'80 vivono in ex manicomio 

Nove famiglie vivono ancora in quello che oggi è un ex manicomio, al "Frullone" di Napoli, dopo essere state ospitate lì nel post terremoto del 1980. Chi le invitò a restare era il direttore: non un nome qualsiasi, ma Sergio Piro, uno psichiatra che, insieme a Franco Basaglia, animò la lotta per la chiusura dei manicomi. Una persona che ha scritto la storia, da questo punto di vista.  Si rifugiarono nel manicomio in dismissione oltre 150 famiglie, in attesa di una nuova sistemazione o di ottenere una casa popolare. Doveva essere una situazione momentanea, ma così non fu. 

In molti sono rimasti per decenni nell'ex manicomio

Passano gli anni: è il 1993 e il quotidiano "Il Mattino", dopo una puntata del "Maurizio Costanzo Show" durante la quale i terremotati fecero sentire la propria voce, titola: "Dimenticati da tutti". E ancora: "Quelle famiglie lasciate a vivere in mezzo ai matti". L'articolo suscita la reazione dell'allora sindaco Antonio Bassolino. Ma poco cambia, negli anni successivi. Arriviamo al 2005, dodici anni dopo, i manicomi non ci sono più ma i terremotati sì: in una lettera, di nuovo, l'amministrazione del Comune di Napoli si impegna a risolvere il problema, anche se -  si affretta a precisare - mancano le case. Per diversi nuclei familiari, ancora una volta, non cambia nulla. Loro si organizzano come possono, fanno qualche piccolo lavoro per rendere abitabile le case che hanno ricavato nell'ex manicomio in disuso e in decadenza. E continuano ad aspettare. 

Ora gli abitanti rischiano di finire per strada 

Sono passati 41 anni da quando i terremotati furono ospitati nel manicomio del Frullone. Il terremoto è storia e la chiusura dei manicomi pure. L'ex manicomio è una struttura dell'Asl, l'azienda sanitaria locale di Napoli, che vuole far uscire queste persone per effettuare lavori e utilizzarla per scopi sanitari. Ci sono stati già alcuni rinvii ma il 3 Maggio è probabile che queste famiglie vengano sgomberate: affiancate dallo "Sportello per il diritto all'abitare", sono riuscite a ottenere per oggi un tavolo in Prefettura con Comune di Napoli e azienda sanitaria locale per trovare una soluzione. "Nel 2019 viene annullata la graduatoria perché interviene una nuova legge regionale - ricorda Alfonso De Vito, dello Sportello per il diritto all'abitare - Se allora era difficile per queste persone trovare una casa a Napoli, figuriamoci oggi con la turistificazione e la sua bolla speculativa. E poi,  si può cancellare una graduatoria, non le persone. Nel 93 erano considerati dimenticati da tutti, sono passati i decenni e queste persone non possono essere buttate in strada come vite di scarto".