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Smantellata mafia nigeriana, 30 arresti in 14 province. Il capo clan era in Abruzzo

Cronaca

Tutte le persone fermate sono indagate per associazione a delinquere di stampo mafioso e ritenute membri dell'organizzazione mafiosa nigeriana denominata Black Axe, finalizzata al compimento di numerosi reati tra cui traffico di  stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, truffe romantiche, truffe informatiche e riciclaggio anche attraverso la compravendita di bitcoin, per un totale di quasi 100 capi di imputazione

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Dalla Nigeria aveva costruito la sua base in Italia, a l’Aquila. E dal capoluogo abruzzese dirigeva un’associazione criminale ramificata in diverse città italiane. Nigeriano, 35 anni, è stato arrestato dalla polizia con le accuse di aver commesso molti reati e di essere a capo di una struttura mafiosa denominata Black Axe.

Reati di Cybercrime     

 

Oltre al capo clan sono state arrestate in tutto 30 persone in 14 province italiane. Sono tutte accusate di reati rientranti nel cybercrime. Una particolare forma di truffa informatica consisteva nell’acquisto di bitcoin con i quali venivano poi reperiti, nel mercato del darknet, i numeri delle carte di credito clonate che venivano a loro volta utilizzate per comprare sui siti e-commerce numerosi beni e servizi, quali cellulari, televisori, computer, abbigliamento e scarpe di marca, biglietti aerei ed altro. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso, al traffico di stupefacenti, all'immigrazione clandestina e allo sfruttamento della prostituzione. 

 

Fra gli illeciti compiuti dalla banda, anche le cosidette truffe “romantiche”: alcuni di loro cercavano  di aggirare le vittime, solitamente anziane, per cercare di carpire la loro fiducia e ottenere denaro attraverso false promesse di matrimonio.

L’attività investigativa e gli accertamenti patrimoniali, questi ultimi condotti anche grazie alla preziosa collaborazione dell’Unità Informativa Finanziaria della Banca d’Italia e dell’Ufficio Antiriciclaggio di Poste Italiane, hanno permesso di arrivare al gruppo criminale mafioso, dotato di cospicue disponibilità di denaro e diffuso in vari paesi europei ed extraeuropei. Il denaro veniva reinvestito in un vero e proprio reticolo di transazioni finanziarie che rendevano più difficile la tracciabilità del denaro.

Organizzazione gerarchica

Dalle indagini è emerso il carattere aggressivo e violento dell’organizzazione, dotata di rigide regole di condotta. Gli appartenenti dovevano rispettare precisi obblighi la cui osservanza era finalizzata al rafforzamento della consorteria e del vincolo associativo: per parlarsi e comunicare fra di loro utilizzavano determinate terminologie, simboli,   gestualità e riti di affiliazione. L’inchiesta è stata coordinata dalla Procura distrettuale antimafia dell’Aquila . Le operazioni di perquisizioni e di arresti sono state condotte dalla polizia di Stato del capoluogo abruzzese, con l’ausilio del servizio centrale operativo della polizia di Stato.

Dalle indagini è emerso anche che l'organizzazione criminale mafiosa è presente in Italia ed in Europa, ed è risultata essere ben strutturata anche per rivolgersi a network criminali più evoluti e raffinati.