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Estremisti di destra volevano far esplodere la moschea di Colle Val d'Elsa: 12 indagati

Cronaca

La scoperta nell’ambito dell’inchiesta sull'estremismo di destra della Dda di Firenze. Arrestati padre e figlio. Il piano sarebbe stato quello di far saltare una condotta del gas, ma il gruppo avrebbe poi rinunciato. Trovati esplosivi. armi, coltelli e un lanciarazzi

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Alcuni estremisti di destra avrebbero progettato di far esplodere la moschea di Colle Val d'Elsa (Siena), salvo poi rinunciare per paura di essere scoperti dalla polizia. È uno dei dettagli che emergono dall’inchiesta sull'estremismo di destra della Dda di Firenze che vede per ora 12 indagati e che oggi ha portato a numerose perquisizioni in case, capannoni e uffici in provincia di Siena. Andrea Chesi, senese dipendente di Banca Monte dei Paschi di Siena, 60 anni, e il figlio Jury, di 22, sono stati arrestati dalla Digos di Firenze su disposizione della Dda e portati nel carcere di Santo Spirito a Siena. Entrambi devono rispondere dei reati di detenzione illegale di esplosivo e di parti di ordigni  bellici. "Al momento non abbiamo riscontri di correlazioni con formazioni politiche di estrema destra già esistenti", ha detto il procuratore capo di Firenze e della Dda Giuseppe Creazzo.

Il piano per l’esplosione della moschea

Secondo quanto si apprende, gli indagati avevano ipotizzato di far esplodere la moschea di Colle Val d'Elsa facendo saltare la condotta del gas. "Aveva già portato le mappe, gli si voleva far saltare il coso col gas così saltava tutto", si sente dire in un'intercettazione. "Fermi ragazzi fermi, fermi tutti, come ci si muove siamo guardati a vista", avrebbero anche detto in un'altra intercettazione, in cui il gruppo decide di interrompere il progetto.

Tra gli indagati tre dipendenti del Monte dei Paschi di Siena

Gli indagati - accusati di detenzione abusiva di armi o esplosivi aggravata dalla finalità del terrorismo - sono tutti incensurati, e tra loro ci sono anche tre dipendenti della banca Monte dei Paschi di Siena. Per la Digos, i contatti tra gli indagati avvenivano sia di persona che attraverso i social, ed è proprio da questi ultimi che sono partite le indagini. In una conversazione intercettata il 60enne arrestato, considerato figura chiave, invocava la necessità di ricostituire una “guardia nazionale repubblicana” in grado di garantire la sicurezza "armi alla mano" per fare "giustizia sommaria" senza bisogno di chiamare le forze dell'ordine. Per risolvere le questioni politiche italiane, affermava in un'altra intercettazione dello scorso ottobre, "bisogna sparare", "se c'è da andare a sparare - continuava - noi s'ha tutti l'armi e tante". Poi anche alcune offese contro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Delle sue idee estremiste di destra Chesi non faceva mistero su Facebook, tanto che sembra fosse seguito da tempo. In qualche occasione è stato visto girare per Siena a bordo di un sidecar militare con tanto di mitraglietta, forse finta, indossando una divisa militare.

Trovati esplosivi e silenziatori

Tra il materiale sequestrato dalla polizia ordigni bellici della Seconda Guerra Mondiale, polvere da sparo, tritolo e silenziatori per armi costruiti artigianalmente, fucili di vario tipo, mitragliatori, pistole, coltelli di varie dimensioni, mannaie, e anche un lanciarazzi non funzionante, insieme a manganelli telescopici, mazze e tirapugni. I sigilli sono scattati anche per vari simboli nazisti e fascisti (tra cui svastiche e fasci littori) e anche per divise, elmetti e cappelli riproducenti quelli in dotazione agli eserciti tedesco e italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Secondo quanto si apprende, nel garage del 60enne arrestato sarebbero state trovate bottiglie riempite con polvere da sparo ricavata svuotando alcune bombe risalenti all'ultima guerra, trovate dall'uomo e dal figlio grazie all'uso di un metal detector.

Sui social le foto con le mostrine delle Ss

Secondo le indagini, inoltre, il 60enne avrebbe postato sui social foto che lo ritraggono con una divisa mimetica con le mostrine delle Ss tedesche, in sella a un side-car militare. In un’altra foto, postata con il commento “rievocando i vecchi tempi”, indossa una mimetica e imbraccia un lanciarazzi. In un'altra è ritratto dove fu fucilato Benito Mussolini mentre con la mano fa il gesto di sparare a un cartello dell'Anpi e avrebbe anche costituito sui social un gruppo dal nome "Ritorneremo". In passato, ancora secondo le indagini della dda di Firenze, il 60enne, avrebbe acquistato un tornio per realizzare silenziatori per pistole "per mezza Siena". In un'altra conversazione, il 60enne afferma che i suoi nipoti dovranno "combattere con le armi il pericolo dell'Islam". Tra i destinatari delle perquisizioni, anche un 66enne aderente al Movimento idea sociale (Mis) di Sienache, parlando col 60enne, racconta di aver litigato con degli stranieri sul lavoro e i due concludono che "andrebbero ammazzati tutti".