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Napoli, "Jeans strappati? Niente scuola": nuovo caso in un istituto Scampia

Cronaca

Gaia Bozza

"Mio figlio maggiore mi ha chiamato da scuola in mattinata - racconta la madre di due ragazzini, Maria Bevar - Dicendomi che era nella sala dei professori perché i jeans non andavano bene".

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Nuovo caso sul regolamento della scuola Carlo Levi Ilaria Alpi di Scampia, istituto molto attivo contro la dispersione scolastica in un territorio senz'altro difficile. Solo qualche giorno fa ha fatto clamore la vicenda di Lino, il tredicenne con le treccine  blu al quale la preside Rosalba Rotondo aveva vietato l'accesso in classe, lanciata sul giornale online partenopeo Internapoli e poi diventata un caso nazionale.

La storia dello studente che ha tagliato le treccine blu per entrare in classe

Nei giorni successivi, il ragazzino ha deciso di tagliare le treccine  per adeguarsi e riprendere a fare lezione. Il sottosegretario all'Istruzione aveva bacchettato la dirigente per questo episodio. Nemmeno il tempo di gettare acqua sul fuoco su quella polemica e ne esplode un'altra: a due fratellini sarebbe stato impedito l'accesso in classe perché i jeans avrebbero presentato delle "irregolarità". Secondo la preside erano strappati e il regolamento non li accetta.

"Questi jeans non vanno bene? Non entri in classe"

"Mio figlio maggiore mi ha chiamato da scuola in mattinata - racconta la madre, Maria Bevar - Dicendomi che era nella sala dei professori perché i jeans non andavano bene". La donna, dunque, si è precipitata a scuola: "Quando sono entrata a scuola - continua - Ho visto che anche l'altro mio figlio, il più piccolo, era nella sala professori, sorvegliato da un insegnante. Nessuno mi ha avvertito dalla scuola: premetto che se me lo avessero detto, sarei corsa a cambiare il jeans ai miei figli". E questo, nonostante la madre de ragazzini, che frequentano le scuole medie, non sia assolutamente d'accordo con l'interpretazione di questo rigido regolamento: "Sono d'accordo che ci sia decoro a scuola e quindi che i jeans non siano strappati, ad esempio, ma non si può diventare dei militari - dice - I jeans dei miei figli non erano strappati. Loro hanno diritto allo studio. E questo è un abuso di potere". Correda poi le sue parole con delle foto, che in effetti mostrano delle lievi striature o toppe sui jeans, come sono di moda in questo periodo. Per uno dei due, la scena si è ripetuta il giorno dopo. Al secondo giorno è intervenuta anche la polizia a placare gli animi.

La preside non vuole parlare

Avremmo voluto chiedere alla preside la sua versione dell'accaduto, l'origine di questo nuovo caso e perché a suo avviso i jeans non erano adeguati, ma non ha voluto rispondere. Intanto, è stato annunciato anche un sit-in davanti alla scuola.Il contesto di Scampia è sicuramente molto duro, e la necessità di regole fa parte di un processo educativo che è in parte anche lotta alla criminalità.

L'esempio di un'altra scuola di Scampia

Anche un'altra scuola, ad esempio, ha un regolamento che prevede una sorta di dresscode, meno rigido -pero'- di quello della Ilaria Alpi - Carlo Levi. Il preside dell'Istituto tecnico industriale Galileo Ferraris, Saverio Petitti, ce lo spiega così: "Se uno dei nostri alunni è in pantaloncini, per esempio, chiamiamo la famiglia chiedendole di portare dei pantaloni lunghi, in alternativa forniamo noi dei pantaloni adeguati - racconta- Il regolamento è dettato non tanto dalla necessità di imporsi sulla libera espressione della persona e della sua creatività, ma per venire incontro alle esigenze scolastiche. I nostri ragazzi lo seguono".