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Pesaro, caccia ai due killer che hanno ucciso il fratello di un collaboratore di giustizia

5' di lettura

A Natale hanno sparato per strada 30 colpi di pistola contro Marcello Bruzzese, 51enne calabrese. L’uomo era sottoposto a protezione ma non aveva cambiato identità. Nel ’95 era scampato a un agguato. Si indaga per omicidio con aggravante mafiosa

È caccia ai due killer che, nel giorno di Natale intorno alle 18, hanno ucciso Marcello Bruzzese, 51enne di origine calabrese, freddato con trenta colpi di pistola automatica calibro 9 mentre parcheggiava nel garage sotto casa, in via Bovio, una stradina del centro storico di Pesaro. L'uomo è il fratello di un ex 'ndranghetista, diventato nel 2003 collaboratore di giustizia dopo aver tentato di uccidere il capocosca: le sue testimonianze hanno permesso ai magistrati di conoscere i legami tra la cosca Crea e alcuni politici locali. Bruzzese era sottoposto a una protezione del ministero degli Interni che prevedeva di fatto un sostegno economico (ovvero una casa e uno stipendio pagati) ma non una nuova identità. Il cognome di Marcello, infatti, appare anche sulla buca delle lettere dello stabile in cui abitava insieme alla famiglia. 

Si indaga per omicidio con aggravante mafiosa

La Procura di Pesaro e la Dda di Ancona procedono contro ignoti per omicidio volontario premeditato con l'aggravante mafiosa. La pista privilegiata dagli inquirenti è che sia stato un agguato di 'ndrangheta. Domani, giovedì 27 dicembre, alla Prefettura di Pesaro è in programma una riunione del Comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza e ci sarà anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Le indagini

Nella notte c’è già stato un vertice in tribunale, al quale hanno partecipato il capo della Procura pesarese, Cristina Tedeschini, i sostituti procuratori Fabrizio Narbone e Maria Letizia Fucci e Daniele Paci, della Dda di Ancona. I carabinieri completeranno oggi la raccolta delle testimonianze: un’attività complessa perché il delitto sembra non aver avuto testimoni diretti. C'è anche l'analisi delle telecamere, poste ai varchi della zona a traffico limitato, che potrebbe dare qualche indicazione in più agli inquirenti. I due sicari hanno agito con i volti coperti da cappelli e sciarpe. Gli inquirenti, secondo fonti vicine all'inchiesta, disporranno "tutte le attività investigative e gli accertamenti anche tecnici utili" all'individuazione dei responsabili e del movente dell'agguato.

Secondo tentativo di ucciderlo

Marcello Bruzzese era già stato vittima di un tentato omicidio: nel luglio del 1995, in provincia di Reggio Calabria, l’allora 28enne rimase gravemente ferito allo stomaco in un agguato che costò la vita al padre Domenico, braccio destro di Teodoro Crea, il potentissimo boss di Rizziconi, e al marito di una sorella, Antonio Maddaferri. Nel 2008 aveva già vissuto a Pesaro un breve periodo della sua vita lontano dalla Piana di Gioia Tauro, prima di trasferirsi in Francia. Da tre anni si era nuovamente trasferito nella cittadina marchigiana e viveva sotto protezione con la famiglia, moglie e figli, nell'appartamento di Via Bovio 28. Un programma di protezione "soft", visto che non aveva modificato il suo cognome, un particolare che lo rendeva facilmente rintracciabile.

Un delitto ben studiato

La vittima non aveva un lavoro e riceveva uno stipendio dal ministero degli Interni. I vicini di casa lo hanno descritto come una persona gentile e riservata, che frequentava abitualmente un bar nel centro città e la chiesa. Secondo quanto si è appreso, nel programma di protezione erano stati inseriti sia la sua famiglia che quelle dei suoi parenti più stretti, che nella notte sono state precipitosamente trasferite in altre città. "Sembravano dei petardi", hanno raccontato i vicini di casa a carabinieri e polizia che sono intervenuti subito dopo il delitto: in realtà erano una trentina di proiettili sparati dai due killer, che hanno agito a volto coperto, velocemente e con un piano ben studiato. Via Bovio è una strada stretta del centro storico, percorribile a senso unico e solo dalle vetture autorizzate. Nel giorno di Natale, pomeriggio, all'ora dell'agguato, era praticamente deserta: nessuno per strada, chiusi i negozi e come pure l'unico ristorante della via, molto noto e frequentato. I due assassini hanno aspettato Marcello Bruzzese davanti al garage, il cui ingresso è attiguo a quello del condominio dove viveva, e appena ha iniziato la manovra di parcheggio gli hanno sparato da distanza ravvicinata, senza lasciargli scampo. La vittima non ha avuto il tempo di rendersi conto di nulla. Un agguato durato pochi secondi, con i due assassini che si sono dileguati ("come ombre" hanno riferito alcuni testimoni) e a piedi così come erano arrivati.

Il sindaco Ricci: "Ingiusto sconvolgere la città"

"Non è giusto che una città venga sconvolta in questo modo. Quanti sono i collaboratori di giustizia a Pesaro? Quale è il livello di sicurezza richiesto? Cosa non ha funzionato ieri? Sono solo alcune delle domande che rivolgerò domani ufficialmente a Prefettura e ministero dell'Interno". Così il sindaco di Pesaro Matteo Ricci in un post su Facebook. "Già in passato Pesaro è stata sede di protezione per pentiti – osserva il primo cittadino - ma ciò che è successo ieri è molto grave. Ora si creerà un’apprensione nuova e giustificata nella popolazione, stato d’animo che il sindaco deve provare a interpretare". "In questo caso non è la 'ndrangheta che è venuta a Pesaro (cosa sempre possibile purtroppo; come sappiamo la criminalità non ha confini), ma – aggiunge Ricci - è lo Stato che ha portato a Pesaro delle persone da proteggere dalla 'Ndragheta, probabilmente perché considera questo territorio più slegato da certi fenomeni criminali".

Data ultima modifica 26 dicembre 2018 ore 19:00

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