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Dottoressa muore di tubercolosi a Napoli, la Asl apre un'indagine

Cronaca
Una foto d'archivio dell'ospedale San Paolo a Napoli (Ansa)

La donna lavorava all'ospedale San Paolo e aveva 60 anni. Ha sviluppato la forma addominale della malattia. Il direttore della Asl Napoli 1 Centro ha chiesto alla clinica una relazione. In corso accertamenti su un possibile secondo caso 

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Una dottoressa che prestava servizio all'ospedale San Paolo di Napoli è morta dopo aver contratto la tubercolosi. Ad annunciarlo è stato il direttore generale della Asl Napoli 1 Centro, Mario Forlenza, che ha spiegato che la donna aveva 60 anni, era ammalata da circa un anno di un'altra patologia e aveva sviluppato una forma di tubercolosi addominale. Il direttore ha poi istituito una commissione d'indagine "per la verifica del caso" e ha chiesto al nosocomio una relazione. Rispetto a un possibile secondo caso di tubercolosi che avrebbe colpito un altro medico del San Paolo, Forlenza rende noto che "sono in corso accertamenti. Al momento c'è solo un sospetto".

Direttore Asl: "Tubercolosi addominale meno contagiosa"

Il direttore Forlenza sottolinea che "come Asl stiamo facendo tutto il necessario per verificare che non ci siano ulteriori casi ed anche per capire come un fatto così tragico possa essere accaduto", spiega. "La struttura di prevenzione ha fatto scattare subito le misure necessarie", sottolinea Forlenza spiegando che la tubercolosi addominale è una forma meno pericolosa, dal punto di vista del contagio, rispetto alla tubercolosi polmonare.

Borrelli (Commissione Sanità regionale): "Nessun rischio contagio"

Intanto a rassicurare il personale dell'ospedale San Paolo e i pazienti arrivano le parole dal consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, componente della Commissione sanità, in seguito a un colloquio con il direttore sanitario del San Paolo, Vito Rigo. "Non c'è alcuna emergenza e nessun rischio di contagio di tubercolosi all'ospedale San Paolo - afferma Borrelli - perché la dottoressa deceduta era stata colpita da una forma che non dà luogo a contagio anche se è molto più grave e mortale". Borrelli, inoltre, riferisce che in merito al possibile secondo caso di tubercolosi che avrebbe colpito un altro sanitario dell'ospedale di Fuorigrotta, "la positività dell'altro medico non preoccupa perché, a quanto mi è stato spiegato, essere positivi non significa aver sviluppato la malattia, ma solo che si sono formati gli anticorpi per combatterla, una condizione comune a diverse persone. Comunque - conclude - sono state avviate tutte le procedure per garantire che non ci sia alcun rischio per chi ha avuto a che fare con le persone coinvolte".