Prosciutti Dop, quando l'eccellenza nasce in gabbia

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Prosciutti, salami, culatelli. I prodotti Dop sono un vanto per l’Italia, ma vi siete mai chiesti come vengono allevati gli animali per queste produzioni?

 

Le scrofe nella maggior parte degli allevamenti del nostro Paese passano metà della loro vita in gabbie anguste. Possono al massimo alzarsi in piedi e fare un passo avanti e uno indietro, allattano attraverso le sbarre.

La loro produzione, quindi i suinetti che nascono in Italia, per il 90 per cento finiscono nella filiera dei prodotti Dop, prodotti di eccellenza. Ma ci può essere eccellenza dentro una gabbia?  È la domanda che si pone Ciwf Italia Onlus che, in occasione della festa della mamma, ha lanciato una campagna per chiedere la dismissione graduale delle gabbie dagli allevamenti.

 “Moltissimi cittadini ignorano che il sistema crudele dell’allevamento in gabbia è usato anche per le scrofe e che dietro ogni prodotto suinicolo che consumiamo c’è nella maggior parte dei casi una madre a cui è stato negato il più basilare dei diritti che la natura ci ha dato: accudire la propria prole. L’allevamento in gabbia può e deve essere superato al più presto anche per questi animali” ci dice Annamaria Pisapia Direttrice di CIWF Italia Onlus.

 

Allevare senza usare le gabbie è possibile

Intendiamoci, si tratta di animali destinati al macello, ma migliorare il loro benessere in vita significa anche migliorare la qualità del prodotto finale.

Noi abbiamo visitato un allevamento industriale in cui le gabbie sono state sostituite con recinti molto più ampi. Qui gli animali possono seguire il proprio istinto, come se fossero liberi.

Più spazio per muoversi, la possibilità di creare un nido con la paglia al momento del parto e un aiuto per riscaldare i suinetti quando nascono. Così il rischio che i piccoli vengano schiacciati dalla mamma, motivo per cui si usano le gabbie nella maggior parte degli allevamenti, diminuisce.

“Dobbiamo sopportare dei costi un po’ più alti” ci spiega Pietro Pizzagalli, medico veterinario e responsabile di filiera Allevamenti Fumagalli. Ma il gioco vale la candela perché la qualità del prodotto finito è migliore.

La scelta di passare a questo tipo di allevamento è stata fatta dietro richiesta dei clienti finali.

I salumi che vengono prodotti con gli animali di questo allevamento finiscono in nord Europa. Qui la sensibilità per questi temi è molto alta e i clienti esigono che gli animali siano allevati nel modo migliore possibile. Insomma non si accontentano di una certificazione Dop o Igp.

 "I capitolati della produzione Dop e Igp non sono legati a degli standard o a dei livelli differenti di benessere animale –continua Pizzagalli-  noi vogliamo garantire una qualità della materia prima per fare prodotti che abbiano il massimo della qualità della carne proprio perché alleviamo in questo modo”.

 

 

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