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“Donne d'onore” a Gela: operazione contro la mafia al femminile

Cronaca
Nuova operazione contro la mafia a Gela (foto d'archivio, Fotogramma)

Arresti e perquisizioni nel Nisseno. Le mogli avrebbero gestito gli "affari" al posto dei mariti in carcere. Sei persone in manette, tra loro anche "Mamma Cocaina"

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Sei persone sono state arrestate nel corso di un'operazione dei Carabinieri a Gela (Caltanissetta) nei confronti di alcune donne appartenenti a famiglie mafiose. Sarebbero state loro, secondo gli inquirenti, a impartire gli ordini mentre i mariti boss erano in carcere.

Operazione “Donne d'onore”

L'operazione, scattata all'alba di lunedì 25 settembre, è stata ribattezzata per questo motivo “Donne d'onore”. A condurla i Carabinieri di Caltanissetta, Gela, Palermo e Agrigento coordinati dal procuratore aggiunto di Caltanissetta Lia Sava. Sette in tutto i provvedimenti emessi. Due donne di 40 e 44 anni sono ai domiciliari, mentre quattro uomini sono finiti in carcere: un 43enne personaggio di spicco del clan Emanuello, un 39enne e due giovani di 20 e 27 anni. Per una ragazza di 22 anni, invece, ci sarà l'obbligo di firma. I sette rispondono a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravato dal metodo mafioso, estorsione aggravata e danneggiamento.

Le intimidazioni agli imprenditori

Oltre a fare le veci dei boss mafiosi le donne, in particolare, avrebbero gestito il racket delle estorsioni e il traffico degli stupefacenti "con fredda e lucida determinazione", come emerge dall'inchiesta partita a ottobre 2015 in seguito ad alcuni episodi di danneggiamenti, a colpi di fucile da caccia, nei confronti di imprenditori locali. Contestate alla presunta organizzazione anche due estorsioni ai danni di imprenditori, uno dei quali sarebbe stato costretto ad assumere in maniera fittizia il figlio di un boss.

Gli ordini dei boss in cella

Nel corso delle verifiche è stata accertata anche un' attività di spaccio, soprattutto di cocaina, sul “mercato” gelese. La droga proveniva da Catania. A gestire il traffico, prendendo gli ordini rispettivamente da marito e compagno in carcere, le due donne finite ai domiciliari. Una di loro, per questo, veniva chiamata appunto “Mamma Cocaina”.