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Orafo ucciso in tentata rapina nel Cuneese, preso latitante in Spagna

Cronaca
L'esterno della villa nel Cuneese dove è morto Patrizio Piatti nel 2015

In manette è finito Giuseppe Junior Nerbo, torinese di 30 anni. È stato catturato in una clinica odontoiatrica di Barcellona dove stava per sottoporsi a un intervento chirurgico. Fermata anche la compagna

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Nuovi arresti nell'ambito delle indagini per l'omicidio di Patrizio Piatti, l'orafo assassinato due anni fa in un tentativo di rapina presso la sua abitazione di Monteu Roero (Cuneo). In manette è finito Giuseppe Junior Nerbo, torinese di 30 anni, colpito da mandato di arresto europeo. I carabinieri del Ros, in collaborazione con la Guardia Civil spagnola, lo hanno fermato ieri sera a Barcellona. Arrestata anche la compagna, una ragazza di 29 anni. Latitanti dallo scorso novembre, i due si erano creati identità di copertura sfruttando documenti svizzeri falsificati per sviare i controlli e soddisfare le esigenze quotidiane di sostentamento senza lasciare tracce a loro riconducibili. La cattura del pericoloso latitante all'interno di una clinica odontoiatrica, dove stava per sottoporsi a un intervento chirurgico.

Fornì informazioni agli esecutori materiali

Ai domiciliari all'epoca del delitto, il latitante è accusato di avere fornito a ideatori ed esecutori del delitto informazioni sulle possibilità economiche e sulle abitudini della vittima. Titolare di un piccolo laboratorio orafo a Torino, Piatti secondo gli inquirenti era anche un importante ricettatore di gioielli ed orologi di valore. Nella sua abitazione nascondeva contanti e preziosi per un valore complessivo di 1.500.000 euro, nel frattempo confiscati.

Gli altri arresti lo scorso novembre

Lo scorso novembre sono finiti in manette per il delitto Emanuele Sfrecola, pluripregiudicato, Salvatore Messina, già detenuto per altri reati, e Francesco Desi pregiudicato. Gli ultimi due sarebbero gli esecutori materiali. Ai domiciliari Giancarlo Erbino, con precedenti per ricettazione. Indagata anche la moglie di quest'ultimo. "Se non fosse sfociata in omicidio - aveva detto all'epoca dei primi arresti il comandante dei Ros di Torino Michele Lorusso - la rapina avrebbe avuto buone chance di non essere nemmeno denunciata".