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Cop27, stallo nei negoziati. Guterres: "Il tempo sta per scadere"

Ambiente

l'inviato a Sharm el-Sheikh, Alberto Giuffrè

©Ansa

Negoziati ancora in salita alla conferenza sul clima di Sharm el-Sheikh. Il segretario generale dell’Onu avverte: “Lo scaricabarile è la ricetta per una reciproca distruzione assicurata”. Ancora centrale il nodo del loss and damage

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“Il tempo stringe”, avverte il segretario generale delle Nazioni Unite rivolgendosi ai quasi duecento Paesi impegnati nella conferenza sul clima in corso al Sharm el-Sheikh. Guterres riconosce che “si è rotta la fiducia tra il Nord e il Sud del mondo” ma nota soprattutto che “lo scaricabarile è la ricetta per una reciproca distruzione assicurata”.

Il nodo loss and damage

Il meccanismo della Cop prevede che i testi finali debbano essere approvati da tutte le parti in causa. Un negoziato multilaterale che trova ostacoli su diversi temi. In particolare, ed è la priorità indicata anche da Guterres, sulla questione del loss and damage, i sussidi ai Paesi più vulnerabili per i danni e le perdite subiti a causa della crisi climatica. Oltre 150 Paesi chiedono l’istituzione di una struttura finanziaria che faccia arrivare loro i soldi.

Le Isole Marshall: “Non possiamo aspettare un altro anno”

A chiederlo sono ad esempio le Isole Marshall, arcipelago che a causa della crisi rischia di scomparire. “Stiamo già perdendo parti delle nostre isole”, dice a Sky TG24 Kathy Jetn̄il-Kijiner, inviata speciale per il clima dell’arcipelago: “È per questo siamo convinti che un fondo vada costruito in questa Cop. È una priorità per noi. Non possiamo aspettare un altro anno, altri due anni soltanto per trovare un accordo su un fondo. È tutto ciò che chiediamo. Il minimo indispensabile”.

La struttura finanziaria per il loss and damage. Le ragioni del “no”

Alcuni Paesi, con resistenze anche all’interno dell’Unione europea, si oppongono a questo strumento. Per due motivi “C’è una ragione di natura giuridica e una di natura finanziaria”, spiega Mauro Albrizio, direttore dell’ufficio europeo di Legambiente che le Cop le ha viste quasi tutte: “Il motivo giuridico nasce dal timore che ci possano essere problemi di responsabilità legale e quindi, di conseguenza, di dover ricompensare i danni storici. Di natura finanziaria perché queste devono essere risorse addizionali a quelle già stanziate nei propri bilanci nazionali”.

La rabbia del popolo pakistano

La questione del loss and damage è diventata centrale soprattutto dopo le alluvioni che nei mesi scorsi hanno devastato il Pakistan. “Quello che accade in Pakistan, non resterà in Pakistan”, è la scritta che campeggia nel padiglione del Paese alla Cop27. La rabbia per questo stallo nei negoziati è espressa anche dall’attivista Ayisha Siddiqa: “Voglio che i leader mondiali sappiano che la Terra non dimentica. Non potete negoziare con la natura”.