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Cambogia, vietata permanentemente l’esportazione della sabbia

Ambiente
Secondo le Nazioni Unite la Cambogia ha esportato oltre 72 milioni di tonnellate di sabbia verso Singapore (Getty Images)

Il Paese del Sud–Est asiatico ha deciso di rendere definitivo il blocco introdotto nel novembre del 2016 a causa del grave impatto sugli ecosistemi costieri e sui terreni circostanti legati a questa attività. Il principale acquirente finora è stata Singapore 

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La Cambogia ha vietato tutte le esportazioni di sabbia per motivi ambientali. La decisione è stata annunciata dal Ministero per le miniere e l'energia cambogiano ed è maturata dopo le pressioni ricevute da numerosi gruppi ambientalisti che, per anni, hanno denunciato l’effetto deleterio di questo commercio nel Paese del Sud–Est asiatico.

 

72 milioni di tonnellate

Secondo numerosi gruppi ambientalisti, tra cui Mother Nature Cambodia, la rimozione della sabbia ha avuto un grave impatto sugli ecosistemi costieri e sui terreni circostanti. Un danno che ha riconosciuto anche il portavoce del ministro per le miniere e l'energia, Meng Saktheara, che ha dichiarato: "Le preoccupazioni delle associazioni sono giustificate perché abbiamo riscontrato che l’esportazione e il dragaggio della sabbia comporta gravi rischi per l’ambiente. E per questa ragione il Ministero ha deciso di vietarne definitivamente il commercio". La misura si va a sovrapporre a un bando temporaneo che era stato deciso nel 2016, ma che secondo gli ambientalisti, è risultato inefficace. Comunicando la decisione, il Ministero ha anche fatto sapere che negli scorsi decenni il maggior acquirente della sabbia cambogiana è stata la città-stato di Singapore che l’ha utilizzata per la sua espansione territoriale. Secondo i dati ministeriali, nell’estrema punta meridionale della penisola malese sono finiti 16 milioni di tonnellate di granelli, una stima che però non trova riscontro tra gli esperti dell’Onu. Secondo le Nazioni Unite, infatti, la Cambodia ha esportato oltre 72 milioni di tonnellate di sabbia verso Singapore, per un valore complessivo di più di 740 milioni di dollari (circa 650 milioni di euro). Una discrepanza che secondo i gruppi ambientalisti dimostrerebbe che la sabbia negli ultimi mesi è stata esportata illegalmente nonostante il divieto temporaneo del novembre 2016.

 

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L’espansione di Singapore

Anche grazie alla sabbia cambogiana Singapore ha aumentato la sua superficie del 20% dall'indipendenza proclamata 52 anni fa. Una tendenza, quella di sottrarre terreni edificabili al mare, che non accenna a diminuire e che secondo le autorità del Paese è giustificata dalla crescita demografica, derivata in gran parte dal costante afflusso di stranieri. L’introduzione del blocco permanente, anche se alcuni gruppi ambientalisti sono scettici sul fatto che il divieto possa essere applicato correttamente, costringerà la città-stato a trovare altri fornitori. Una ricerca resa sempre più difficile a causa di blocchi simili introdotti negli ultimi decenni da altri paesi asiatici come Malesia e Indonesia, che hanno deciso a loro volta di vietare queste attività una volta costatate le devastazioni ambientali legate all'estrazione della sabbia.